venerdì 13 marzo 2009

IO SE FOSSI IO


Io se fossi dio


Io se fossi Dio
e io potrei anche esserlo sennò non vedo chi. Io se fossi Dio non mi farei fregare dai modi furbetti della gente, non sarei mica un dilettante sarei sempre presente.

Sarei davvero in ogni luogo a spiare o, meglio ancora, a criticare appunto cosa fa la gente.
Per esempio il piccolo borghese, com’è noioso, non commette mai peccati grossi, non è mai intensamente peccaminoso. Del resto, poverino, è troppo misero e meschino e, pur sapendo che Dio è più esatto di una Sweda, lui pensa che l’errore piccolino non lo conti o non lo veda.
Per questo io se fossi Dio preferirei il secolo passato, se fossi Dio rimpiangerei il furore antico,
dove si odiava e poi si amava, e si ammazzava il nemico.
Ma io non sono ancora nel regno dei cieli, sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.
Io se fossi Dio, non sarei così coglione a credere solo ai palpiti del cuore o solo agli alambicchi della ragione.
Io se fossi Dio, sarei sicuramente molto intero e molto distaccato, come dovreste essere voi.
Io se fossi Dio, non sarei mica stato a risparmiare, avrei fatto un uomo migliore. Sì, vabbe’, lo ammetto, non mi è venuto tanto bene, ed è per questo, per predicare il giusto, che io ogni tanto mando giù qualcuno, ma poi alla gente piace interpretare, e fa ancora più casino.
Io se fossi Dio non avrei fatto gli errori di mio figlio, e sull’amore, e sulla carità mi sarei spiegato un po’ meglio.
Infatti non è mica normale che un comune mortale, per le cazzate tipo compassione e fame in India, c’ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna che viene da dire “Ma dopo come fa a essere così carogna?”
Io se fossi Dio, non sarei ridotto come voi, e se lo fossi, io certo morirei per qualcosa di importante.
Purtroppo l’occasione di morire simpaticamente non capita sempre e, anche l’avventuriero più spinto, muore, dove gli può capitare, e neanche tanto convinto.
Io se fossi Dio, farei quello che voglio, non sarei certo permissivo, bastonerei mio figlio sarei severo e giusto, stramaledirei gli inglesi come mi fu chiesto e ,se potessi, anche gli africanisti e l’Asia e poi gli americani e i russi, bastonerei la militanza come la misticanza e prenderei a schiaffi i volteriani, i ladri, gli stupidi e i bigotti: perché Dio è violento!
E gli schiaffi di Dio appiccicano al muro tutti.
Ma io non sono ancora nel regno dei cieli sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.
Finora abbiamo scherzato. Ma va a finire che uno prima o poi ci piglia gusto e ,con la scusa di Dio, tira fuori tutto quello che gli sembra giusto.
E a te ragazza che mi dici che non è vero che il piccolo borghese è solo un po’ coglione, che quell’uomo è proprio un delinquente un mascalzone, un porco in tutti i sensi, una canaglia e che ha tentato pure di violentare sua figlia.
Io come Dio inventato, come Dio fittizio, prendo coraggio e sparo il mio giudizio e dico:
speriamo che a tuo padre gli sparino nel culo, cara figlia.
Così per i giornali diventa un bravo padre di famiglia.
Io se fossi Dio, maledirei davvero i giornalisti e specialmente tutti, che certamente non sono brave persone, e dove cogli, cogli sempre bene. Compagni giornalisti, avete troppa sete e non sapete approfittare delle libertà che avete, avete ancora la libertà di pensare, ma quello non lo fate e, in cambio, pretendete la libertà di scrivere e di fotografare. Immagini geniali e interessanti di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento, come siete coraggiosi, voi, che vi buttate senza tremare un momento.
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti e si direbbe proprio compiaciuti. Voi vi buttate sul disastro umano col gusto della lacrima in primo piano. Sì, vabbe’, lo ammetto la scomparsa dei fogli e della stampa sarebbe forse una follia, ma io se fossi Dio, di fronte a tanta deficienza, non avrei certo la superstizione della democrazia.
Ma io non sono ancora del regno dei cieli, sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.
Io se fossi Dio, naturalmente, io chiuderei la bocca a tanta gente, nel regno dei cieli non vorrei ministri né gente di partito tra le palle, perché la politica è schifosa e fa male alla pelle.
E tutti quelli che fanno questo gioco, che poi è un gioco di forza ributtante e contagioso come la lebbra e il tifo, e tutti quelli che fanno questo gioco, c’hanno certe facce che a vederli fanno schifo, che sian untuosi democristiani o grigi compagni del Pci.
Son nati proprio brutti, o perlomeno tutti finiscono così.
Io se fossi Dio dall’alto del mio trono vedrei che la politica è un mestiere come un altro, e vorrei dire, mi pare Platone, che il politico è sempre meno filosofo, e sempre più coglione.
È un uomo a tutto tondo, che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo, che scivola sulle parole, anche quando non sembra, o non lo vuole.
Compagno radicale
la parola compagno non so chi te l’ha data, ma in fondo ti sta bene, tanto ormai è squalificata, compagno radicale, cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino, ti muovi proprio bene in questo gran casino e, mentre da una parte si spara un po’ a casaccio e dall’altra si riempiono le galere di gente che non c’entra un cazzo,
Compagno radicale tu occupati pure di diritti civili e di idiozia, che fa democrazia, e preparaci pure un altro referendum, questa volta per sapere dov’è che i cani devono pisciare.
Compagni socialisti,
ma sì, anche voi insinuanti, astuti e tondi, compagni socialisti, con le vostre spensierate alleanze di destra, di sinistra, di centro, coi vostri uomini aggiornati, nuovi di fuori e vecchi di dentro, compagni socialisti, fatevi avanti, che questo è l’anno del garofano rosso e dei soli nascenti fatevi, avanti col mito del progresso e con la vostra schifosa ambiguità, ringraziate la dilagante imbecillità.
Ma io non sono ancora nel regno dei cieli, sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.
Io se fossi Dio, non avrei proprio più pazienza, inventerei di nuovo una morale, e farei suonare le trombe per il Giudizio universale. Voi mi direte: perché è così parziale il mio personalissimo Giudizio universale? Perché non suonano le mie trombe per gli attentati, i rapimenti, i giovani drogati e per le bombe. Perché non è comparsa ancora l’altra faccia della medaglia?
Io come Dio, non è che non ne ho voglia, io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili, ma come uomo come sono e fui, ho parlato di noi, comuni mortali, quegli altri non li capisco, mi spavento, non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente che dalle masse sono riusciti ad ottenere lo stupido pietismo per il carabiniere, di loro posso dire solamente che mi hanno tolto il gusto di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento, cioè solo l’immagine del grande smarrimento.
Però se fossi Dio, sarei anche invulnerabile e perfetto, allora non avrei paura affatto, così potrei gridare, e griderei senza ritegno che è una porcheria che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia. Ecco la differenza che c’è tra noi e gli innominabili: di noi posso parlare perché so chi siamo e forse facciamo più schifo che spavento, di fronte al terrorismo o a chi si uccide c’è solo lo sgomento.
Ma io se fossi Dio, non mi farei fregare da questo sgomento e nei confronti dei politici sarei severo come all’inizio, perché a Dio i martiri non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
E se al mio Dio, che ancora si accalora, gli fa rabbia chi spara, gli fa anche rabbia il fatto che un politico qualunque, se gli ha sparato un brigatista, diventa l’unico statista.
Io se fossi Dio, quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio, c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire che Aldo Moro, insieme a tutta la Democrazia cristiana, è il responsabile maggiore, di trent’anni di cancrena italiana.
Io se fossi Dio, un Dio incosciente, enormemente saggio, c’avrei anche il coraggio di andare dritto in galera, ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora quella faccia che era.
Ma in fondo tutto questo è stupido perché, logicamente io se fossi Dio, la Terra la vedrei piuttosto da lontano e, forse, non ce la farei ad accalorarmi in questo scontro quotidiano.
Io se fossi Dio, non mi interesserei di odio e di vendetta e neanche di perdono perché la lontananza è l’unica vendetta, è l’unico perdono.
E allora va a finire che se fossi Dio io mi ritirerei in campagna come ho fatto io.

- Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Io Se Fossi Dio, 1980 -

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