venerdì 13 marzo 2009

ALESSANDRIA - PARISE ALZA IL TIRO. DUBBI SULLA CORTE DEI CONTI.



Si inasprisce il confronto politico tra il coordinatore del cittadino del PD, Corrado Parise, e il Comune. E stavolta nel mirino finisce anche la Corte dei Conti. In una conferenza stampa ha sollevato la questione di una fideiussone sulle cartolarizzazioni. Detta così la questione può sembrare da addetti ai lavori, ma visto che riguarda tutti cerchiamo di spiegarla con parole più chiare, anche se a volte imprecise.
Il Comune ha un problema: i soldi in cassa, e fin qui... La soluzione, come per molti altri enti locali e non (Stato compreso), è una campagna cessione di beni. Solo che la vendita di solito è cosa lunga, le necessità di tesoreria invece urgenti.
Di qui la cartolarizzazione: si crea una società, le si passano i beni, con questi come garanzia la società stessa (in questo caso Valorial) va dalle banche.
E dice: "anticipatemi i soldi, vi pago gli interessi; appena vendo restituisco il capitale".
Già, ma le banche non è che si fidino: e se poi gli incassi di Valorial sono molto inferiori al previsto (cioè al valore di beni stimati prima della crisi)? Così cheidono al comune una fideiussione: cioè, che quel capitale lo garantisca lui.
Qui s'inizia la storia, che ha per Parise un antefatto: a febbraio 2008 il Comune affida una consulenza di 22 mila euro per "aggiornamento ed alta formazione dei dirigenti" a un consigliere della Corte dei Conti. Poi a maggio, sempre secondo l'esposizione fatta dal coordinatore PD, su richiesta del sindaco stesso la Corte delibera un primo parere sulle cartoralizzazioni: "Si ritiene corretto non realizzarle per finanziare spese diverse da quelle di investimento". Insomma, con quesi soldi non si possono, ad esempio, pagare fornitori o dipendenti.
E va bene. Ma la fideiussione? Parise spiega che ad inizio dicembre ancora la Corte dei Conti, sempre su richiesta comunale, dà parere negativo: il Comune non può per Legge assumersi un rischio e dare garanzie; le banche possono rivalersi solo sul patrimonio della Valorial.
Ma due mesi dopo (29 gennaio) terzo "appello" del Comune e stavolta la Corte arriva a conclusioni diverse: modificando il Regolamento comunale di contabilità si può derogare anche dalla legge (il Testo Unico degli Enti Locali).
Hanno cambiato parere, ma Parise fa notare che in quest'unico caso relatore=estensore della sentenza è lo stesso consigliere a cui 12 mesi prima il Comune affidò la consulenza.
Allude ad uno scambio di favori? Parise nega: "Solo esposizione di fatti, poi ognuno giudichi". In realtà la concatenazione porta a facili conclusioni. Dimostrabili o meno, sarà probabilmente la magistratura (quella non contabile) a dirlo. Anche se il coordinatore PD preferisce mettere l'accento su un problema generale: l'affidamento ai magistrati di incarichi extragiudiziari retribuiti che possono a volte entrare in conflitto con il loro lavoro.
Da ultimo la questione Vandone, assessore al Bilancio e per Parise "deus ex machina" dell'operazione: è anche consigliere della Cassa di Risparmio, una delle banche a cui si rivolge il Comune.
Doppio incarico illegittimo? La questione è già stata sollevata, ma il coordinatore PD non esclude ora di rivolgersi direttamente alla Procura.
Su questi temi abbiamo chiesto un parere al sindaco, il quale però non ritiene di intervenire nella polemica, almeno ufficialmente.
Se mutasse idea saremo come sempre lieti di ospitarlo.

da LA STAMPA del 13 marzo 2009
a firma Piero Bottino

IO SO I NOMI





Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

Corriere della Sera, 14 novembre 1974
Telegrammi all'umanità
Io so
Pier Paolo Pasolini
immagine: Patti Smith per Pasolini

IO SE FOSSI DIO - 1^ PARTE - GABER/LUPORINI

Io se fossi Dio sarei sicuramente molto intero e molto distaccato come dovreste essere voi.
Perché Dio è violento e gli schiaffi di Dio appiccicano al muro tutti.

IO SE FOSSI DIO - 2^ PARTE - GABER/LUPORINI

Di loro posso dire solamente che mi hanno tolto il gusto di essere incazzato personalmente.

IO SE FOSSI IO


Io se fossi dio


Io se fossi Dio
e io potrei anche esserlo sennò non vedo chi. Io se fossi Dio non mi farei fregare dai modi furbetti della gente, non sarei mica un dilettante sarei sempre presente.

Sarei davvero in ogni luogo a spiare o, meglio ancora, a criticare appunto cosa fa la gente.
Per esempio il piccolo borghese, com’è noioso, non commette mai peccati grossi, non è mai intensamente peccaminoso. Del resto, poverino, è troppo misero e meschino e, pur sapendo che Dio è più esatto di una Sweda, lui pensa che l’errore piccolino non lo conti o non lo veda.
Per questo io se fossi Dio preferirei il secolo passato, se fossi Dio rimpiangerei il furore antico,
dove si odiava e poi si amava, e si ammazzava il nemico.
Ma io non sono ancora nel regno dei cieli, sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.
Io se fossi Dio, non sarei così coglione a credere solo ai palpiti del cuore o solo agli alambicchi della ragione.
Io se fossi Dio, sarei sicuramente molto intero e molto distaccato, come dovreste essere voi.
Io se fossi Dio, non sarei mica stato a risparmiare, avrei fatto un uomo migliore. Sì, vabbe’, lo ammetto, non mi è venuto tanto bene, ed è per questo, per predicare il giusto, che io ogni tanto mando giù qualcuno, ma poi alla gente piace interpretare, e fa ancora più casino.
Io se fossi Dio non avrei fatto gli errori di mio figlio, e sull’amore, e sulla carità mi sarei spiegato un po’ meglio.
Infatti non è mica normale che un comune mortale, per le cazzate tipo compassione e fame in India, c’ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna che viene da dire “Ma dopo come fa a essere così carogna?”
Io se fossi Dio, non sarei ridotto come voi, e se lo fossi, io certo morirei per qualcosa di importante.
Purtroppo l’occasione di morire simpaticamente non capita sempre e, anche l’avventuriero più spinto, muore, dove gli può capitare, e neanche tanto convinto.
Io se fossi Dio, farei quello che voglio, non sarei certo permissivo, bastonerei mio figlio sarei severo e giusto, stramaledirei gli inglesi come mi fu chiesto e ,se potessi, anche gli africanisti e l’Asia e poi gli americani e i russi, bastonerei la militanza come la misticanza e prenderei a schiaffi i volteriani, i ladri, gli stupidi e i bigotti: perché Dio è violento!
E gli schiaffi di Dio appiccicano al muro tutti.
Ma io non sono ancora nel regno dei cieli sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.
Finora abbiamo scherzato. Ma va a finire che uno prima o poi ci piglia gusto e ,con la scusa di Dio, tira fuori tutto quello che gli sembra giusto.
E a te ragazza che mi dici che non è vero che il piccolo borghese è solo un po’ coglione, che quell’uomo è proprio un delinquente un mascalzone, un porco in tutti i sensi, una canaglia e che ha tentato pure di violentare sua figlia.
Io come Dio inventato, come Dio fittizio, prendo coraggio e sparo il mio giudizio e dico:
speriamo che a tuo padre gli sparino nel culo, cara figlia.
Così per i giornali diventa un bravo padre di famiglia.
Io se fossi Dio, maledirei davvero i giornalisti e specialmente tutti, che certamente non sono brave persone, e dove cogli, cogli sempre bene. Compagni giornalisti, avete troppa sete e non sapete approfittare delle libertà che avete, avete ancora la libertà di pensare, ma quello non lo fate e, in cambio, pretendete la libertà di scrivere e di fotografare. Immagini geniali e interessanti di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento, come siete coraggiosi, voi, che vi buttate senza tremare un momento.
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti e si direbbe proprio compiaciuti. Voi vi buttate sul disastro umano col gusto della lacrima in primo piano. Sì, vabbe’, lo ammetto la scomparsa dei fogli e della stampa sarebbe forse una follia, ma io se fossi Dio, di fronte a tanta deficienza, non avrei certo la superstizione della democrazia.
Ma io non sono ancora del regno dei cieli, sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.
Io se fossi Dio, naturalmente, io chiuderei la bocca a tanta gente, nel regno dei cieli non vorrei ministri né gente di partito tra le palle, perché la politica è schifosa e fa male alla pelle.
E tutti quelli che fanno questo gioco, che poi è un gioco di forza ributtante e contagioso come la lebbra e il tifo, e tutti quelli che fanno questo gioco, c’hanno certe facce che a vederli fanno schifo, che sian untuosi democristiani o grigi compagni del Pci.
Son nati proprio brutti, o perlomeno tutti finiscono così.
Io se fossi Dio dall’alto del mio trono vedrei che la politica è un mestiere come un altro, e vorrei dire, mi pare Platone, che il politico è sempre meno filosofo, e sempre più coglione.
È un uomo a tutto tondo, che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo, che scivola sulle parole, anche quando non sembra, o non lo vuole.
Compagno radicale
la parola compagno non so chi te l’ha data, ma in fondo ti sta bene, tanto ormai è squalificata, compagno radicale, cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino, ti muovi proprio bene in questo gran casino e, mentre da una parte si spara un po’ a casaccio e dall’altra si riempiono le galere di gente che non c’entra un cazzo,
Compagno radicale tu occupati pure di diritti civili e di idiozia, che fa democrazia, e preparaci pure un altro referendum, questa volta per sapere dov’è che i cani devono pisciare.
Compagni socialisti,
ma sì, anche voi insinuanti, astuti e tondi, compagni socialisti, con le vostre spensierate alleanze di destra, di sinistra, di centro, coi vostri uomini aggiornati, nuovi di fuori e vecchi di dentro, compagni socialisti, fatevi avanti, che questo è l’anno del garofano rosso e dei soli nascenti fatevi, avanti col mito del progresso e con la vostra schifosa ambiguità, ringraziate la dilagante imbecillità.
Ma io non sono ancora nel regno dei cieli, sono troppo invischiato nei vostri sfaceli.
Io se fossi Dio, non avrei proprio più pazienza, inventerei di nuovo una morale, e farei suonare le trombe per il Giudizio universale. Voi mi direte: perché è così parziale il mio personalissimo Giudizio universale? Perché non suonano le mie trombe per gli attentati, i rapimenti, i giovani drogati e per le bombe. Perché non è comparsa ancora l’altra faccia della medaglia?
Io come Dio, non è che non ne ho voglia, io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili, ma come uomo come sono e fui, ho parlato di noi, comuni mortali, quegli altri non li capisco, mi spavento, non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente che dalle masse sono riusciti ad ottenere lo stupido pietismo per il carabiniere, di loro posso dire solamente che mi hanno tolto il gusto di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento, cioè solo l’immagine del grande smarrimento.
Però se fossi Dio, sarei anche invulnerabile e perfetto, allora non avrei paura affatto, così potrei gridare, e griderei senza ritegno che è una porcheria che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia. Ecco la differenza che c’è tra noi e gli innominabili: di noi posso parlare perché so chi siamo e forse facciamo più schifo che spavento, di fronte al terrorismo o a chi si uccide c’è solo lo sgomento.
Ma io se fossi Dio, non mi farei fregare da questo sgomento e nei confronti dei politici sarei severo come all’inizio, perché a Dio i martiri non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
E se al mio Dio, che ancora si accalora, gli fa rabbia chi spara, gli fa anche rabbia il fatto che un politico qualunque, se gli ha sparato un brigatista, diventa l’unico statista.
Io se fossi Dio, quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio, c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire che Aldo Moro, insieme a tutta la Democrazia cristiana, è il responsabile maggiore, di trent’anni di cancrena italiana.
Io se fossi Dio, un Dio incosciente, enormemente saggio, c’avrei anche il coraggio di andare dritto in galera, ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora quella faccia che era.
Ma in fondo tutto questo è stupido perché, logicamente io se fossi Dio, la Terra la vedrei piuttosto da lontano e, forse, non ce la farei ad accalorarmi in questo scontro quotidiano.
Io se fossi Dio, non mi interesserei di odio e di vendetta e neanche di perdono perché la lontananza è l’unica vendetta, è l’unico perdono.
E allora va a finire che se fossi Dio io mi ritirerei in campagna come ho fatto io.

- Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Io Se Fossi Dio, 1980 -

giovedì 12 marzo 2009

LA SINISTRA e LA PAURA DEL VERBO - MAL3D3TTI VI AMERO' [2]

A SINISTRA CI MORDIAMO LA CODA E NON SAPPIAMO CHE LA CODA E' NOSTRA

"Il silenzio del rumore
delle valvole a pressione
i cilindri del calore
serbatoi di produzione...
Anche il tuo spazio è su misura.
Non hai forza per tentare
di cambiare il tuo avvenire
per paura di scoprire
libertà che non vuoi avere...
Ti sei mai chiesto
quale funzione hai?
Quale funzione hai
ti sei mai chiesto
per paura di scoprire..."

[Franco Battiato, Il Silenzio del Rumore - Pollution, 1972]

- Adesso guarda prima il post successivo con il video: è propedeutico a questo - [click per farti portare]


E' vero che si ha paura del verbo. Della parola. Se poi la parola è usata in direzioni precise e nette, inserita pure in contesti estestici, fuori dai canoni cantilenanti del solito "voler riconoscere" tutto e tutto "ricondurre", allora il timore interiore di non poter classificare qualcosa/qualcuno si fa ossessione. Brutta storia ragazzi.
Perché il non poter etichettare destabilizza l'ordine mentale che il sistema ha pazientemente costruito in questi ultimi decenni per tutti noi.
Come dire: non posso incasellare questo che sto leggendo adesso, in questo momento, ergo mi è nemico.
Sicuramente mi deve essere avverso. Non è sullo scaffale degli omogeneizzati dell'Oasi Protetta Plasmon. Non è un prodotto.
Neppure è predigerito. Richiede fatica la sua masticazione.
Così è più comodo per la tranquillità del cuore [sentimenti] avvertire fastidio e poi trasformare il fastidio in sospetto.
Dal sospetto all'errore il passo è breve. Guidato.
Cerchiamo l'etichetta anche ad Area Urbana, deve avercela per forza! Non la si trova? Fabbrichiamogliene una!
Diamogliela comunque.
Ma anche no!
Non datecela per favore.

Chi ha avuto la scomodissima e benedetta avventura di imbattersi in Immanuel Levinas sa che: "l'irruzione dell'Altro, del suo volto, del Volto dell'Altro in noi, è devastante; perché non ci possiamo riconoscere in lui [siamo educati al solo Io me stesso] (...) se non in un intenso e brevissimo atto/sguardo al momento della sua morte. Ci riconosciamo solo in lui alla Fine; ma in quell'attimo ci siamo già persi da tempo". [I. Levinas - Il Volto dell'Altro - Il Mulino ed. ]
Levinas teneva conferenze e lezioni magistrali presso facoltà universitarie, associazioni, organizzazioni isituzionali in tutto il tutto il mondo.
Ma?
Imponeva la non traduzione simultanea dei suoi discorsi pubblici che erano di filosofia della convivenza democratica, in francese, parlava veloce, non rispondeva alle domande, vietava registratori, molti si alzavano e protestando andavano via proprio per le difficoltà a seguire.
Lui continuava, imperterrito, anche per uno solo che rimaneva.
Convinto che: "Anche per uno solo che in questa società riconoscerà nella morte dell'Altro il suo volto e quello dell'Altro", sarebbe stato un prezioso seme gettato nel terreno quasi sterile di questa nostra società completamente impazzita.
Sperava in nuovi germogli.
E non si preoccupava di altro. Quello era il suo compito preciso. La sua scelta di vita, fino all'ultimo respiro. così come è stato.
Il potere del verbo spogliato dalla paura.
Non è che lo abbiano capito molto. L'irruzione dell'Altro non solo continua ad essere vista con fastidio e percepita come minaccia, ma di più ancora: creano anche le ronde paramilitari per "difenderci" dall'Altro che è più Altro.
Sono arrivati anche a dire, i novelli Mengele, che lo stupro forse starebbe nel DNA dell'etnia rumena.
Non siamo veramente capaci ad accogliere.
Dal macrosociale al micromondo personale è tutto un difendere l'integrità dell'avere, mai dell'essere.
Tentare di rileggersi o leggere per la prima volta Susan George?
e cominciare a dubitare, anche di noi stessi, di voi stessi, ma con amore.
Ma nell'essere "compagni" l'amore è concepibile?
E in quell'amore così dimenticato, lo riconosciamo ancora il nostro fratello?
Il volto dell'Altro!

Qualcuno si chiederà cosa significhi questo "incipit".
Non ha importanza se non viene compreso dai tanti.
E' un seme, piccolissimo, lasciato qui.
E se solo uno di voi coglie un senso, seppur minimo, tra queste parole, riconducibile all'Educazione alla Differenza, un passo è già stato fatto per il viaggio che è veramente lungo.
Ma se non lo muoviamo questo primo passo, il viaggio non comincerà.

Veniamo a noi e ai verbi [non phoné, anche se ci piacerebbe] più consoni a chi non è abituato a faticare per la lingua.


Cerchiamo di essere chiari. Almeno noi tra noi. In noi.
Area Urbana non è il Partito Democratico di Alessandria.
Non è Corrado Parise.
Non è Cara/Caro PD/Corrado Parise, come scritto in certe considerazioni [inattuali] pubblicate e lasciate lì nonostante la nostra smentita e anche quella di Corrado Parise che poco fa ci è giunta per conoscenza.
Non siamo tessera di partito alcuno.
Non partecipiamo a simposi, riunioni interne, cene politiche/partitiche, comitati o quant'altro e non ci interessano e da molto tempo.
Non siamo interni a testate giornalistiche stampate o web.
Neppure siamo collaboratori esterni.
Non abbiamo direttori responsabili e/o editori: siamo "irresponsabili" ed inediti.
Non portiamo la voce di alcuno che ce lo chieda per simpatia o ancor peggio per dovere.

Se lo facciamo è per passione.
Non abbiamo la firma di altri per il nostro pensiero.

Siamo certi che l'informazione in Italia stia attraversando uno dei suoi periodi più neri.
La situazione della libertà di informazione nel nostro Paese è diventata talmente malsana che l'unico modo che ci resta [non solo a noi, ma a tutti quelli che credono nell'opporsi a questo Stato di Cose] è "occupare" ogni nicchia ancora non "controllata" disponibile per veicolare e diffondere iniziative coraggiose, che siano politiche/partitiche, artistiche, religiose, etiche...
Quindi Area Urbana ha scelto LIBERAMENTE di prendersi questo spazio autonomo e gestirselo fino a quando il Grande Fratello lo permetterà.
Perché prima o poi, se continuiamo a dormire e a cannibalizzarci gli uni con gli altri, sospettandoci, noi cosiddetti "compagni" [ma si si può ancora usare la parola compagno?] perderemo anche queste "edicole".


Ci stanno pensando i vari D'Alia con i decreti bavaglio per i blog, per Youtube, FaceBook... se qualcosa non va faranno chiudere interi siti. Toglieranno risorse. Spegneranno.
Come hanno chiuso la bocca nel Servizio Pubblico a Sabina Guzzanti, Daniele Luttazzi, Enzo Biagi, Michele Santoro, Paolo Barnard, Fulvio Grimaldi... Come facevano con Pasolini. Non avranno problema a continuare nello smantellamento della libera circolazione delle idee.


Non ci interessa se il bavaglio viene messo a persone a noi più o meno simpatiche.
E' bavaglio e come tale deve farci paura.
E la paura deve farci crescere e ribellarci, perché la ribellione più che mai ora è giusta.
Rivoluzione a partire dall'interiore, nostro.

Se Area Urbana viene a sapere che da domani mattina un qualsiasi avversario, dei colori più disparati/disperati, verrà "messo a tacere" per le idee che ha espresso nella legalità e nelle garanzie Costituzionali e del Diritto, sarebbe qui ora, com'è adesso, a scrivere per chiedere la rimozione della censura e offrirebbe spazio, come è scritto nella testata di questo blog.
Soprattutto diffonderebbe e vi inonderebbe di mails, non di spam.

Smettiamola quindi di mistificare.

Siccome abbiamo chiesto con chiarezza al sig. Giancarlo Patrucco, referente del sito Città Futura di Alessandria, di smentire quanto afferma in un suo articolo on line riferito a noi, e ancora non abbiamo visto alcuna correzione e revisione di quanto ha affermato, siamo qui per dire anche che:

  • questo blog non ha mai citato negativamente l'organo di informazione Città Futura nei post che erano qui presenti; anzi non l'ha proprio mai citato in scritti propri; semmai ha preso degli articoli, anche dal sito anche di Città Futura - al, mettendone in calce la fonte, senza commento alcuno. Nei post firmati poi Area Urbana non c'è traccia di quanto afferma Patrucco (abbiamo l'archivio di tutti i post a disposizione possiamo fornirli e/o renderli di nuovo visibili, basta chiedere);
  • Area Urbana ha inviato mail con quanto pubblicava in questo spazio a tutti gli organi di infomazione che erano e sono ritenuti utili per veicolare e diffondere iniziative, quindi anche a Città Futura - Al;
  • se il sig. Patrucco dice, come dice, che il sito del quale è referente "compariva tra quelli citati nel blog" (Come organo silente? Censurante? Dove l'ha letto?), solo perché: Città Futura - Al è nell'indirizzario di Area Urbana, beh c'è qualcosa che non funziona; il problema è solo suo e lo deve correggere e, se non nella sua testa, lo faccia rettificando e magari scusandosi pubblicamente;
  • riportiamo qui di seguito quanto appare ancora oggi sul sito di Città Futura - al:

"Cari amici del PD e caro Parise, [Ma anche no! Ma come si permette? NdR]

come sapete, noi non siamo un giornale, bensì il sito di un’associazione politico-culturale. Sito che, con la crescita che ha avuto in questi anni, si è ormai accreditato fra i più autorevoli strumenti dell’informazione cittadina e fra i più efficaci mezzi di cui il centrosinistra alessandrino può disporre. Ma, ripeto, non siamo un giornale. Il nostro editore, se posso chiamarlo così, è l’associazione Città Futura, la quale ha nel suo statuto e ha recepito nelle proprie modalità di rapporto il principio dell’inclusività. In altre parole, il sito è composto e definito dagli interventi di chi ci scrive e di chi ci chiede ospitalità. Tutti gli interventi, senza alcuna forma di censura che non derivi dalle comuni regole d’uso: ci si firma, non si spara a caso e non ci si lascia andare a volgarità.

Per questi motivi, ci ha un po’ sorpreso scoprire di essere parte cospicua dei testi da voi rubricati come SHHHT!, e di leggere che questo titolo è traducibile in “silenzio”, “tacete”, “che non se ne parli più”. Noi, veramente, ne abbiamo sempre parlato, anche prima. Se volessimo elencare tutti gli interventi che su questo argomento ha ospitato il sito di Città Futura, potremmo rubricarli meglio sotto il titolo “Non se ne può più”.

Infatti, da ben prima che il PD alessandrino iniziasse questa campagna, abbiamo più volte denunciato l’inerzia del centrosinistra nei confronti della deriva morale dei partiti e del Paese, condividendo le inchieste e le denunce che la stampa “libera” ha condotto sull’argomento, dal celeberrimo La Casta ai noti interventi di Travaglio, di AnnoZero e di Report.

Se, poi, il bersaglio della polemica intende essere la “grande” informazione locale, quella televisiva, quella stampata e non quella, comunque di nicchia, che va sul web, crediamo sarebbe più utile aprire una riflessione generale, che vada oltre il caso specifico e si allarghi a definire meglio contesti, prospettive e responsabilità. Insieme alla moralità nella funzione pubblica, questo è uno dei cardini della nostra vita democratica e detiene non poche chiavi della nostra libertà.

Qui, però, non bastano le denunce. Esistono convenienze economiche, strategie di mercato, rapporti commerciali, ricavi pubblicitari, sodalità politiche palesi e sotterranee. Torno a ripetere ciò che dissi in un testo che sta in SHHHT!: scoperchiare le pentole degli altri è meritorio ma non sufficiente. Bisogna avere la determinazione necessaria per aprire tutti i coperchi e tirar fuori cosa c’è.

Volete provarci? Noi siamo qui.

*referente del sito di Città Futura"


  • Ci rendiamo conto che il sig. Patrucco non ha proprio capito lo spirito degli scritti, ma soprattutto ha veramente travisato il senso per nulla ironico dei titoli dei post, e non solo quelli (ma li avrà letti i contenuti? Soprattutto quelli non intitolati "SHHHT"?); quegli "SHHHHHT!", numerati progressivamente non erano certo per "accusare" di silenzio specifico/generico chicchessia, al contrario: si raccoglievano gli interventi di CHI NON TACEVA, preventivando, e lo abbiamo scritto chiaramente, che nella specifica iniziativa della quale si trattava, sarebbe prima o poi calato il silenzio dei più;
  • perché la verità fa male, perché non tutti si possono permettere di frequentarla e certo, nella stragrande maggioranza dei casi, non per colpa di coloro che scrivono le notizie. Infatti ci siamo preoccupati, appena notata la calata dei silenzi da più parti, di prendere posizione difendendo soprattutto i giornalisti scomodi e quelli coraggiosi;
  • allora Sig. Patrucco, vuole provarci anche lei? Pure noi siamo qui;
  • eppure Area Urbana ha "oscurato" in un solo SHHHHT tutto il blog, informandovi tutti e dando un segnale: e nessuno di voi ha avuto la voglia (chiamiamola voglia) di postare un commento qui e mandare pubblicamente anche una sola frase in merito (sia chiaro non era un obbligo, ma il test è stato disarmante);
  • Usi pure il Sig. Patrucco il nostro spazio: forse qui è più veloce rettificare e scusarsi dell'abbaglio. Noi abbiamo provato a scrivere direttamente a Città Futura. Abbiamo ricevuto una risposta in mail, non di Patrucco, con delle scuse cortesi, ma l'articolo suo resta ancora lì.
  • Siccome è utile scoperchiare tutte le pentole, come viene suggerito, noi nel nostro piccolo ci stiamo provando chiarendo, ci provi anche il referente del sito in questione visto che lo stesso Corrado Parise a nome personale del PD locale ha inviato [pure a noi per conoscenza, ripetiamo] richiesta di rettifica e di scuse.
  • Lo Stile innanzitutto!

Intervento in mail di Corrado Parise inviato ad Area Urbana e Città Futura - AL - Patrucco

Caro Patrucco,

Leggo con sorpresa e non senza un certo avvilimento il tuo pezzo 'Shhht!'.
Mi preme precisare:
- Areaurbana non é il PD né alcuno che a noi possa riferirsi;
- ci siamo sempre espressi con note ufficiali e continueremeo a farlo, certi
che il nostro ruolo ci imponga l'espressione di responsabilità dirette e
pubbliche;
- ritengo il blog Areaurbana degno di attenzione, non tanto perché ha
parlato bene di noi, ma perché ha riportato anche interventi di segno del
tutto opposto: è questo il mio concetto di informazione e, come sai, l'ho
apprezzato anche in Cittafutura; peraltro, lo ha fatto da una prospettiva
che condivido del tutto in chiave estetica, non del tutto invece in chiave
politica: ma, anche qui, a maggior ragione...; d'altro canto, poiché la
nostra è una battaglia sì politica ma, ritengo, soprattutto di cultura,
queste e altre reazioni ci danno il senso di aver colpito nel segno
(compreso il tuo articolo 'La strada antica' e molti altri 'segnali', non
tutti pubblici) e quindi non possiamo che apprezzarle: ribadisco, non perché
parlino bene di noi, ma perché dimostrano attenzione a quello che facciamo,
dandoci la prova che - forse - quello che cerchiamo di fare è avvertito come
intervento su problemi 'reali';
- da qui a dare per scontato, surrettiziamente, che il blog sia una nostra
emanazione ce ne passa, e molto;
- ce ne passa, anche, rispetto alle conseguenze che ne traete e che vi
inducono a pubblicizzare le Vostre conclusioni senza nemmeno porvi il
problema di sentirci e di verificare, tirandoci dentro in una polemica che
non ci riguarda e che può far danni solo alla sinistra alessandrina, unita o
meno;
- pertanto, per usare tutta la franchezza che mi consente l''affetto
politico' che vi porto, mi aspetto delle scuse e una chiara smentita di
quanto avete riportato.

Mi fa, d'altro canto, piacere che proprio tu, nell'articolo che ho citato,
abbia colto benissimo il senso profondo della battaglia che stiamo facendo:
dobbiamo assolutamente tornare a essere popolari, cioè, a porci il problema
di quali siano gli interessi ed i bisogni - anche linguistici e
comunicativi - del popolo, dei cittadini - cioè - sia in quanto singoli sia
in quanto comunità. Abbandonare i continui distinguo, gli arzigogoli
pseudo-intellettuali, le lezioni di vita e di morale 'a parole', le
posizioni compromissorie che sono funzionali solo ad un ceto dirigente
autoreferenziale, antimoderno e chiuso a riccio della difesa di un potere
nichilistico in quanto fine a se stesso.
Dobbiamo, quindi, fare battaglie vere, dalle quali i cittadini ricavino
alcuni messaggi precisi: che abbiamo una chiara consapevolezza di chi siamo,
che cosa vogliamo fare per noi e per la comunità; che siamo assolutamente
disposti, per le nostre idee politiche, a RISCHIARE, in termini di partito e
soprattutto in termini personali; che vogliamo sì vincere, ma siamo disposti
anche a perdere, anche quando perdere significhi perdere il 'posto'
garantito dalla politica. Insomma dobbiamo ritrovare 'la faccia', cioè la
credibilità umana prima che politica. Ed in questo, se non recuperiamo,
adattandoli all'oggi ed al qui, i valori umanistici, non saremo mai in grado
di trasformare la retorica politica di questi sciagurati anni di seconda
repubblica, in politica seria, sia nei metodi sia nei contenuti. Perché non
esistono buoni contenuti dentro un cattivo metodo.
Dobbiamo, d'altro canto, trovare una volta per tutte il senso liberale della
politica e dello stato. In questo, è centrale la riflessione sul rapporto
che deve sussistere fra politica e cittadini, fra cittadini e stato. E su
questo punto, un punto cruciale, si situa la nostra battaglia sull'etica
pubblica, chiamiamola così. Proprio su questo punto, d'altronde, s'innesta
il problema del 'che cosa dire' e 'come dirlo', cioè il problema della
verità e di come trattarla. Da troppo tempo l'abbiamo allontanata, sfumata,
tritata nella retorica. Io penso che sia arrivato il momento di avvicinarla
a noi. E prenderci tutti i rischi di questo riavvicinamento, perché - come
sappiamo - la verità fa male.

Insomma, mi chiederai, dobbiamo fare la rivoluzione? Sì.

Coi più affettuosi saluti,

Corrado Parise

Alessandria, 12 Marzo 2009

P.S. Mando per conoscenza questa lettera anche ad Areaurbana.

_____________________________________________

Siamo Cani veramente sciolti noi Area Urbana.

Grazie

MAL3D3TTI VI AMERO' -TORNANDO INDIETRO

Non è poi così sempre facile tornarsene sui propri passi, a volte disastroso. Soprattutto se un DeXter di turno ci costringe come sequenza ulteriore di un Se7en a compiere l'ottavo vizio.

FERMARE IL NUCLEARE AD ALESSANDRIA E IN TUTTA ITALIA









Sottoscrizione popolare per fermare il nucleare ad Alessandria e in tutta Italia


Per impedire il deposito nucleare ad Alessandria bisogna presentare il ricorso al Tar del Lazio, entro fine mese. Per presentare il ricorso necessitano 4.000 euro per le spese legali.

Apriamo dunque una sottoscrizione popolare.

I tempi sono strettissimi. Invitiamo perciò tutti a segnalare urgentemente la somma con cui sono disponibili a contribuire. Pubblicheremo di volta in volta l’elenco dei sottoscrittori. Poi, appena raggiungeremo i 4.000 euro, indicheremo le modalità per il versamento del contributo.

Se non li raggiungeremo, le generazioni presenti e future alessandrine si terranno il deposito nucleare, radioattivo per 26.000.000.000 di Bequerel (26 miliardi, iniziali). Dunque dipende da noi tentare di impedirlo.

CONTRO IL NUCLEARE, AD ALESSANDRIA ED IN OGNI LUOGO

Per eliminare il nucleare ad Alessandria …

E’ illegittimo il “decreto di disattivazione” dell’impianto nucleare di Bosco Marengo (Alessandria) che imporrebbe un vero e proprio deposito nucleare, spudoratamente definito provvisorio, ma, in realtà, a tempo indeterminato, con ingiustificabili rischi per l’ambiente alessandrino, per i lavoratori, per le generazioni alessandrine presenti e future.

Noi pretendiamo invece che l’impianto di Fabbricazioni Nucleari sia mantenuto in sicurezza e che il suo smantellamento sia subordinato all’individuazione a norma di legge di un deposito nazionale, specificamente individuato al fine di custodire per i secoli a venire le scorie radioattive nella maggiore possibile sicurezza.

Bosco Marengo deve essere bonificato dai rifiuti nucleari, trasformato in prato verde, non deve diventare sede di un deposito nucleare esposto a tempo indeterminato a malfunzionamenti, atti terroristici o incidenti, che, stante la collocazione impropria, avrebbero conseguenze particolarmente devastanti.

Le leggi vigenti 368/2003 e 239/2004 prevedono un percorso totalmente diverso per individuare dove realizzare un deposito nucleare. Perciò il decreto di disattivazione è illegittimo.

E perciò

… presentiamo ricorso al TAR del Lazio contro questa autorizzazione illegittima che si colloca all’interno delle scelte del governo per rilanciare la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia.

Primi promotori:

Legambiente Piemonte Settore Energia

Medicina democratica

Associazione dei Comitati della Fraschetta

Pro Natura Piemonte

Rete ambientalista della provincia di Alessandria

Progetto ambiente

AFA Amici delle ferrovie e dell’ambiente

Gevam onlus

Rete nazionale Rifiuti zero

Circolo alessandrino movimento Decrescita Felice


Partecipa a questa battaglia contro il nucleare in Italia! Aderisci. Diffondi questo appello.


cintatta Lino Balza linobalzamedicinadem@libero.it



MINISTRO DELLA PAURA

Il potere e il consenso si fondano sulla Paura.