sabato 4 aprile 2009

ANTINAZISMO, BERTOLD BRECHT - LA CANZONE DELLA MOLDAVA [scheda]

כל עוד בלבב פנימה
נפש יהודי הומיה
ולפאתי מזרח קדימה
עין לציון צופיה

עוד לא אבדה תקותנו
התקווה בת שנות אלפים
להיות עם חופשי בארצנו
ארץ ציון וירושלי

Testo: Bertolt Brecht
Musica: Hann Eisler - Bedrich Smetana


Ispiarata al poema sinfonico "Die Moldau" (La Moldava, in ceco Vltava) composto da Smetana nel 1874, adattata melodicamente al canto da Eisler per le parole di Brecht, "La Canzone Della Moldava" (questo il suo titolo in italiano) compare nell'opera drammaturgica "Svejk Nella Seconda Guerra Mondiale" (titolo originale: Schweyk im zweiten Weltkrieg) scritto fra il 1941 e il 1944.

Il Lied ha forte valenza antibellica, antinazista e rivoluzionaria, sia per il contesto drammaturgico in cui è posto (a cui fa anche da chiusura in epilogo), sia per lo stesso testo pervaso dalla speranza propositiva che "il tempo verrà" e che "i piani grandiosi dei duci si arrestano un giorno".

Ripresa da una lunga serie di artisti e gruppi (Katja Ebstein, Gisela May, Milva, Dagmar Krause, Barbez ecc.) nelle più diverse forme stilistiche di genere ed arrangiamento e tradotta in varie lingue, la semplicissima e splendida "Canzone Della Moldava" resta l'inno esemplare di come l'Arte sappia opporsi ai disegni politici dei pre-potenti e dei tiranni ricordandoci sempre che "chi è grande diventa piccolo e il piccolo cresce" e soprattutto che "la notte è di dodici ore, non di più".

È a sua volta ripresa da una melodia popolare italiana del XVI secolo, "La Mantovana", che è anche alla base dell'inno nazionale israeliano, Hatikva. Smetana la conosceva probabilmente nella versione svedese intitolata Ack, Värmeland.

Am Grunde der Moldau wandern die Steine
Es liegen drei Kaiser begraben in Prag.
Das Große bleibt groß nicht und klein nicht das Kleine.
Die Nacht hat zwölf Stunden, dann kommt schon der Tag.

Es wechseln die Zeiten. Die riesigen Pläne
Der Mächtigen kommen am Ende zum Halt.
Und gehn sie einher auch wie blutige Hähne
Es wechseln die Zeiten, da hilft kein Gewalt.

Am Grunde der Moldau wandern die Steine
Es liegen drei Kaiser begraben in Prag.
Das Große bleibt groß nicht und klein nicht das Kleine.
Die Nacht hat zwölf Stunden, dann kommt schon der Tag.

CANZONE DELLA MOLDAVA

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

Si mutano i tempi, l'inutile lotta
di galli violenti futuro non ha.
I folli progetti di tutti i potenti
si oppongono invano al tempo che va.

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

Trad. Giorgio Strehler - anche se non fedele completamente al testo letterario, è la versione più cantabile -

NO AI NAZISTI A MILANO - 05.04.2009


















Area Urbana aderisce alla petizione contro il raduno nazista a Milano

FIRMA L'APPELLO CLICCANDO QUI


ANPI - Rimini

Ottozona - Comitato antifascista zona 8 Milano

Movimento La Fabbrica - Milano

Chi sono - Fabio Poletti, La Stampa

Appello via web ANP
I

Bellaciao.org

Sinistra Democratica - Lombardia

Ecumenici


isole.ecn.org

Associazione Culturale Unisono - Conferenza Stampa hotel Cavalieri e interrogazione Ministro Interni

La Stampa.it

Metaforum.it - Appello Web

Rifondazione Comunista Buccinasco

La Repubblica.it, Colonia vieta il raduno neonazista

La Repubblica.it, Borghezio Lezioni di Fascismo

Appello Partito Democratico

ViceVersa - Milano

Il Giornale - Negata sala delle Stelline

Indymedia Lombardia

Articolo 21

Corriere.it - Milano

Pietro D'Ambrosio - Blog

Telelombardia.it

Dazebao.org

Radio Città Aperta - file Pdf: ci sono i nazisti chiamati a partecipare

ANPI - Lainate

Camera dei Deputati

Protesta Unione Comunità Ebraiche Italiane

Osservatorio Democratico Sulle Nuove Destre

Emanuele Fiano - Interrogazione al Ministro degli Interni

InfoAut - Informazione Antifascista

La Sestina - Centri Sociali contro il raduno

Punk666 - milano

Punkreas net


Il Sonno della Ragione

Sabina Guzzanti

Rete Scuole

Unione degli Studenti

ANPI - Nerviano

5 aprile: Milano ama la libertà, ripudia il fascismo


Domenica 5 Aprile i neo fascisti di Forza Nuova intendono organizzare un incontro a cui parteciperanno negazionisti, xenofobi, omofobi e razzisti da tutta Europa. Il copione l'abbiamo visto a Bergamo, dove la parata fascista e le cariche contro gli antifascisti, oltre a evidenziare la reale natura di questi soggetti hanno anche dimostrato, per l'ennesima volta, di quali appoggi godano. Quello che intendono fare a Milano è quindi l'ennesima provocazione ad uso e consumo di chi tenta di attaccare i diritti e le libertà di tutti noi, di chi foraggia questi personaggi soffiando sulle paure e sulle insicurezze diffuse per seminare odio, paura e politiche securitarie. A milano non c'è spazio per i fascisti.Il sostegno o il tacito assenso che le istituzioni milanesi stanno dando a questa iniziativa, per quanto venga presentato come rispetto della democrazia, non è casuale. La città che questa giunta vuole costruire ha necessità dell'azione devastante dei fascisti: differenze azzerate, pattugliamento di ronde per tutelare l'ordine degli affaristi d'ogni risma, dei redditieri e del profitto. La città di De Corato e Moratti è una città impaurita e blindata, una città vuota e infelice. E che nessuno ospiti il convegno di Forza Nuova, che si rifiuti la cittadinanza ai negazionisti e ai razzisti, come già fatto dalle Stelline che in seguito alle pressioni della milano antifascista hanno fatto marcia indietro.
Ma Milano non è solo odio e paura. E' fatta anche da chi rifiuta chi semina odio per la diversità e cultura autoritaria. E' fatta di medici che non vogliono essere delatori, di studenti, insegnanti e genitori che rifiutano le classi separate, migranti che non vogliono più essere merce, di donne e uomini liberi che non sopportano più chi vuole decidere delle loro vite.
E' una città plurale, una città antifascista.
Milano ama la libertà.
Milano antifascista e antirazzista.

Piazza Missori: Milano antifascista in maschera contro il raduno di Forza Nuova

Piazza Missori, h.12.30. La "Milano antifascista", con le maschere dei governanti locali e nazionali (le più gettonate sono Moratti, De Corato e Berlusconi) hanno tenuto una conferenza stampa sui generis, contro il raduno "nazifascista" che si terrà all'Hotel dei Cavalieri, proprio in piazza Missori, il 5 aprile prossimo. In sintesi: "Milano è una città aperta. Il raduno di fascisti nostrani ed europei è un'offesa per la città. I cittadini milanesi chiedono che questa manifestazione non abbia luogo". Milano è una città plurale, antifascista e antirazzista. Milano ama la libertà". La "Milano democratica e antifascista" invita i cittadini domenica 5 aprile in piazza della Scala, nelle stesse ore del raduno di Forza Nuova, per ribadire il proprio 'no' a questa convention. Parla il Consigliere regionale di Rifondazione Comunista Luciano Muhlbauer Servizio di Paola Ceretta

venerdì 3 aprile 2009

ALESSANDRIA - BUDDHA IN PASSIONE SENZA PASQUA



NIENTE VOTI ALLA MADONNA










Alessandria, quartiere Cristo.
02.04.2009, ore 11.15

il cannocchiale


Questa mattina davanti a una piccola fila di una cassa in un supermercato a basso costo
c'era una signora di età indefinibile. Certo non era giovane. I sessanta li aveva superati e
anche forse da molto.
Ma poteva averne ottantacinque come anche sessantadue di inverni sulle spalle.
I capelli di un colore non decifrabile: un giallo scuro misto a grigio piombo con una sfumatura
verde cupo. Opachi come lo spago sfibrato dei vecchi pacchi postali di una volta.
Il taglio era visibilmente casalingo, nel senso che i capelli li aveva corti, ma spettinati, in parti incollate,
ciocche più o meno lunghe. Scale alla nuca.
Una capigliatura da disastro.
Si leggeva tutto il disagio dell'abbandono e del malessere anche fisico.
E poi si è girata indietro.
Lo si capiva già dalle mani, che mettevano le poche cose scelte sul rullo di gomma, che la pelle non
era rosea.
Vederne il viso è stato conferma di anemia, rughe, occhi incavati in orbite come pozzi secchi.
Non aveva espressione.
Non si poteva comprendere se fosse irreparabilmente triste o abulica, abituata alla non più
reazione o disperata per un grande dolore.
Si capiva di certo che non poteva più sorridere.
Una nonancoramorta aliena umana.

Una confezione di insalata mista già lavata, tagliata: euro 1.29;
due panini "arabi": centesimi 80;
una bottiglia di acqua minerale marca "Guizza" cent. 24;
tre mele primo prezzo: centesimi 85;
sei uova in confezione di plastica: euro 1.10
una busta gigante di patatine "Pai": euro 2.45

TOTALE: euro 6,73

Niente borsa, ne aveva una sua di un altro negozio.
Altrimenti sarebbero stati centesimi 0.4 in più.
La sua borsa.
Strausata da troppe volte.
E con quale delicatezza ci sistemava "le cose" dentro.
L'attenzione a non danneggiare, tipica di chi fa i conti con le giornate nere.
E le notti ancora di più.
Sei euro e settanta tre centesimi.
I soldi li aveva in una mano. Un biglietto da cinque arrotolato stretto, un euro e monetine.
Mancavano tre centesimi.
Si capiva che non li aveva perché attendeva immobile il "va bene anche così" della cassiera.
"Va bene anche così".
E si è avviata verso l'uscita con la sua borsa tutte grinze, con il pacco di patatine gonfio, troneggiante
alto tra i manici a filo.
Non erano sicuramente per lei le patatine.
Non era persona da concedersi quel lusso bambino.
Forse per un nipote piccolo.
Un ammalato in casa.
Una figlia ancora golosa.
Lo capisci chi mangia le patatine e chi non lo può più fare.
Deduzione sicura guardandola ancora, lei, che se ne andava senza attenzione ai passi suoi.
Cosa vuoi che importi ad una così sentire quelle cose che scrocchiano tra lingua, denti e palato?
E poi, che cosa potrebbe ancora essere il piacere del salato proibito?
Bastava guardarla anche da lontano per com'era vestita, e si poteva, si può, esserne certi.
Un impermeabile di plastica violetto scuro, una volta cerato, scarpe deformi, a barca, senza quasi
più tacco.
Pioveva questa mattina, poco, ma pioveva.
Non aveva neppure l'ombrello.
Non è passata all'edicola accanto a grattare e vincere.
Vinta.

Alla mente improvvisamente irrompono le parole di Gautama:
"se incontri uno sporco, con le croste, lacero, che ti chiede elemosina o aiuto, che ti fa senso,
ribrezzo... allora quello è il Buddha."
Poi dopo lo disse anche Cristo.
E insieme a lui altri.
Quel Buddha che si allontanava verso una giornata di precarietà totale, zoppicando anche un
poco... quello proprio lui, vestito da accattona, senza tre centesimi a completare un conto da
fame, ammalato di paura del domani mattina, magra come solo chi si priva da molti mesi può
essere, con gli occhi secchi perché i Buddha non possono neanche più piangere... quella era
Cristo in croce in questi inferni.
Quella era la Rivoluzione caduta nel dolore.

Non c'è ne più per nessuno.
Che abbiamo ancora da festeggiare e perché?
Cristiana decisione, etica, morale, la decima, dare il superfluo, samsara nostro, bhakti,
samadhi, Satori, compassione, empatìa, dharma destino generazionale, shining, giustizia sociale,
di ricchezza ce n'è in abbondanza per tutti, quiddità, siddhi, provvidenza, solidarietà, cooperazione,
politica, appartenenza, venerdì santo, alzati e cammina, adorazione simulacro e mille ancora
di cose che portano tutte ad una.
Convergono al centro.
Si tratta sempre d'amore.

In questo adesso non altrove anche nell'ultimo degli angoli.
Probabile.
Non c'è bisogno di raggi laser al cielo, inaugurazioni, cannoni luminosi, ricevimenti e cene,
sponsor all'amico mio, mostre di mostri fotografati da altri mostri, carte patinate in libretti,
gigantografie per farvi grandi come case, che mancano le case, perché la notizia è sfrattata,
come le abitazioni.
Non ci occorrono fuochi a mezzanotte, concerti per i voti, rappresentanze, bande, saltimbanchi,
pagliacci e fiere.
Adesso davvero si vedono cammelli attraversare crune di aghi per suture e i ricchi stanno in paradiso.
Accanto gli inferi dove stazionano i maledetti, quelli che sempre più ultimi.
Stanno qui gli opposti.
Esposti.
Empirei e dannazione. Su questa terra.
Non se ne può più di eresie.
Beati gli ultimi. E se gli ultimi non hanno, crepano da non beati.
Sul serio crepano.
Nei modi più vari.
Certi al rogo, altri per freddo, molti per mano e coltello amico di famiglia.
Ma se questi già nonancoramorti che sono i tanti, in disperazione finale,
si risvegliassero anche per un solo giorno,
spazzerebbero via, con impetuosi venti nuovi profumati, tutti i rodomonti.

"Sezionatori d'anime giocano con il bisturi
Maggioranze boriose cercano furbi e stupidi
Sobillano i malvagi aizzano i violenti
E gli invidiosi indispongono
Intanto Paolo VI non c'è più
E' morto Berlinguer
Qualcuno ha l'AIDS
Qualcuno il PRE
Qualcuno è POST senza essere mai stato niente
Niente!
Cerco le qualità che non rendono
In questa razza umana

Che adora gli orologi

E non conosce il tempo

Cerco le qualità che non valgono

In questa età di mezzo


Ha conati di vomito la terra

E si stravolge il cielo con le stelle

E non c'è modo di fuggire

E non c'è modo di fuggire mai

Mai!


Svegliami svegliami svegliami...


Io sono perso sono confuso

Tu fammi posto allarga le braccia

Dedicami la tua notte

La notte successiva

E un'altra ancora

Dedicami i tuoi giorni

Dedicami le tue notti

Oggi domani ancora

Stringimi forte coprimi avvolgimi

Di caldo fiato scaldami di saliva rinfrescami

Vorrei morire oraaa!


Intanto Paolo VI non c'è più

E' morto Berlinguer
Qualcuno ha l'AIDS
Qualcuno il PRE

Qualcuno è POST senza essere mai stato niente


E trema e vomita la terra

Si capovolge il cielo con le stelle

E non c'è modo di fuggire

E non c'è modo di fuggire mai mai


Svegliami svegliami
Svegliami...


Vieni vieni vieni vieni (E trema e vomita la terra)

Vieni vieni vieni vieni (Si capovolge il cielo con le stelle)

Vieni vieni vieni vieni (Arde di sete e vomita la terra)

Vieni vieni vieni vieni"





- Contributo a favore della mozione consigliare firmata da tutti i gruppi di minoranza che impegna la Giunta del Comune di Alessandria per il 2009 a destinare un milione di euro in aiuto alle famiglie in difficoltà per il pagamenti di affitti e utenze domestiche, trovando i fondi necessari nell'eliminazione delle feste comunali per l'anno in corso.
Area Urbana spera nella veicolazione dell'iniziativa e che la stessa possa essere proposta, da chi legge, alle Amministrazioni Comunali di altre città del Paese
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mercoledì 1 aprile 2009

SOLITUDINI DIGITALI

il cannocchiale











Offertorio


Che cosa possiamo ancora sperare?
Se possiamo in una speranza.
Se ne abbiamo ancora la voglia.
Di sperare disperati.
Sparandoci.
Non ci sostiene qui neppure la punteggiatura.
Quale significato possano ora avere le interrogative o esclamative, dubitative, retoriche...
"Attacchi" difficili quando dobbiamo scrivere di cuore.
E' talmente totale l'abbandono di interessi che pervade da asportarci i polpastrelli.
Non per le identità, ma per smetterla anche di pigiare questi tasti.
Non se ne ha quasi più voglia.
Ti senti autorizzato eticamente a comprare un rasoio bic monuso dai cinesi e toglierti la faccia.
Qualsiasi cosa provi a mettere in circolo resta lì.
Non si veicola un gran bel niente.
Sembriamo tutti delle matrone buttate su ottomane fatte d'oppio e depressioni maggiori.
Abbiamo paura, sudiamo freddo, prendiamo l'alprazolam.
Cerchiamo molecole americane nuove per rianimare le adrenaline.
Molti, tanti, troppi corrono dagli olistici. Un ultimi tentativi.
Li senti parlare di fiori di Bach e pensi che forse Giovanni Sebastiano era meglio in una famosa Distruzione Brandeburghese.
Solo citato però.
Perché ad ascoltarlo troppo ti veniva anche voglia di strizzarti i coglioni.
Dopo un po' basta anche quello.
Certo che lo sappiamo che non si capisce che cosa stiamo dicendo.
Dove stiamo parando.
Il percheccome.
Ma quando si buttano giù di ferocia gli affetti nelle lettere poco importa.
Anche le virgole potrebbero aiutare a capire di più, ma se non le si mette è meglio.
Senza virgola certe piccole frasi irrompono nelle teste peggio del più terribile dei Ko'an.

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Tipo quello che recita "taglia amore taglia e non pentirtene mai".
Come si fa a capirlo pienamente?
O anche solo in parte?
Provate a sistemarle voi le virgole, i punti, l'esclamativo.
Questo Ko'an è mutevolissimo.
Un piccolo segno messo prima, dopo o omesso, ne cambia il significato.
E' una di quelle cose imprendibili.
Libera interpretazione per ognuno.
I Ko'an sono anarchia totale sana.
Paradosso e struttura di quella magia che nulla ha a che spartire con esoterismi.
Esercizio propedeutico duro per restituire eidetismo a noi decorticati da troppo tempo.
Perché dalla più tenera delle nostre età biologiche i nostri neuroni crepano continuamente.
E quelli non hanno il dono della riproduzione.
Li perdiamo e basta.
Se poi ci mettiamo anche a bere, cannare, sniffare, inalare, quelli [i neuroni] li facciamo fuori ancora più velocemente.
Ogni "uscita" dalla realtà è una piccola morte.
Una preparazione alla vita vegetale seppure racchiusa in corpi scolpiti.
Nutriamo la forma e non ci occupiamo più della sostanza.
Come dire... per colpa delle "sostanze", tutte, abbiamo perso l'unica sostanza.
Pensare.

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E se è un atto ormai svilito il pensare.
Che ne è del dire il pensato?
Se è vero, ed è vero, che ciò che si dice è ben altro da quello che si pensa perché "language is a virus", noi non ci sforziamo neppure per superare un piccolo limite.
Manco un sospiro di fastidio emettiamo.
Siamo stati sconfitti.
Non abbiamo più parole?
Va beh! Possiamo allora provare emozioni nuove vomitando?
Perché è così che le parole escono a fiotti.
Senza pausa.
Se è vero, come è vero che da decenni ingurgitiamo dolore e silenzio per paura, quanto riusciremo ancora a trattenere lo sbocco?

-

Di cosa sta delirando lo scrittore con la esse minuscola?
Che ci viene a dire?
Soprattutto: sta dicendo?
Se dice [eccome se dice!] perché lo viene a dire a noi?
E poi perché proprio qui?
Lo scrittore deve bestemmiare il pensiero.
Ogni tanto lo deve fare.
Anche se, sforzandosi in conati, poco riesce a trasferire.
Gli scrittori ormai sono come il Supradyn.
Ne bevi bicchieroni convinto che ti fa bene, e invece quando pisci vedi che tutto è finito lì.
Disutili spese e astucci a non rendere.

-
Ma questa maledetta parola che non riusciamo più ad adoperare,
strozzata nella laringe,
costretta d'adenoidi gonfie per i pianti da tempi e tempi,
non possiamo averla dimenticata.
Non dobbiamo.
Piuttosto che ecolalia meglio cominciare a riprenderci i no.
Usare solo quelli.
Opporsi.
Essere contro.
Stabilire una linea netta di demarcazione.
Un confine di appartenenza.
Rielaborare a livello animale il territorio.
Segnarlo d'odore riconoscibile.
Non percorrere il già tracciato.
Difendere d'aggressività umana, finalmente umana.
E non esserci con loro.

-

Negarli è possibile.
Lasciarli soli.
Niente collaborazione.
Nessun ripensamento.
Perché ci hanno tolto proprio tutto.
Anche l'amore.
Così in questa solitudine digitale,
con voi lontani, assenti, troppo impegnati,
veloci, stressati, che non rispondete,
che tutto vi passa accanto ed è meglio se è tanto,
il tutto che passa,
per fare apparenza, volume, finta presenza, stramaledetta Maya.
Anche voi, soprattutto, che ci fate sentire sempre più soli,
in questo splendore di pixel:
sporcatevele queste cazzo di mani.
Dateci un pezzo del vostro cuore.
Che noi qui stiamo esaurendo
d'emorragia aperta interna.
Manco si vede.
Provate a dirci qualcosa e non scrivetevi addosso.

-

Ecco: questa è la mia pelle,
voglio calligrafia di rivolta
sul corpo.
Ecco: questo è il mio sangue
voglio restituire il piacere.
Prendiamo e mangiamone tutti.
[noi]


- Area Urbana -

[breve e molto ragionata bibliografia:
  1. la struttura della magia
  2. il linguaggio è un virus
  3. amori riconoscibili
  4. nessuno aveva il coraggio di salutare a pugno chiuso
  5. e così sia

domenica 29 marzo 2009

ALESSANDRIA - CORRADO PARISE HA ALZATO IL TIRO: ORA E' TUTTO NELLA NORMA O NELLA TOSCA?

il cannocchiale
PRATICARE LA VERITA'

IL PEPERONE DELLA MOTTA SEMPRE PIU QUADRATO NUOVA BOMBOLETTA PRAY ANTIAGGRESSIONE AI COMMERCIANTI la città invasa da lupetti e lupacchiotti LE RONDE PER LA NOSTRA SICUREZZA ELECTRIC GIRL ON STAGE IL GIORNALINO DEI NOSTRI COLORATISSIMO E GRANDE
PANCHINE E CESTINI PER I RIFIUTI CON LE TERZINE DI DANTE ECCO IL NUOVO NUMERO DEL FABBIO ALESSANDRIA ASPETTA STORACE Grigi, una domenica da dimenticare.
Sconfitte anche per Valenzana e Casale
Un musical con Marisa Laurito e Marina Fiordaliso Casalbagliano va di corsa con i bersaglieri


Quando era neonato questo blog pubblicò una cronaca politica locale.
Quella tra Corrado Parise (PD) e Amministratori della città di Alessandria (ex CdL ora Pdl?).
Area urbana scelse di intitolare i post sulla faccenda "ssshttt", numerandoli progressimamente.
Qualcuno non capì.
Altri se la presero.
Molti usarono l'ormai trendy politico "me ne fotto".
Pochissimi persero tempo per scrivere delle cose.
Ci furono anche i seminatori di zizzania inframmezzati.
Uno che si battezzò Muzio Scevola e fece sermone sull'etica dell'anonimato altrui non pensando al proprio.
Un altro che da sconosciuto chiedeva in questo blog a Parise/Bellotti alcune cose cose che onestamente non capimmo.
Bene hanno fatto i due a non rispondere.
Arrivarono pure considerazioni su che tipo di nemici potessero essere questi di Area Urbana.
Capiamo che appena nasce una realtà sia difficile collocarla nel proprio schema di giudizio.
Non è obbligatorio però farlo.
Anzi, cerchiamo di smetterla tutti se possiamo.
Sia chiaro che ad Area Urbana non interessa nel modo più totale la classificazione altrui.
L'unico modo per provare a comprenderci è leggere in questo spazio.
Ma comprenderci e diverso da prenderci.
Prendere è ridurre qualcosa, possederla.
Renderla diversa dalla originalità
Area Urbana non vuole sottostare.
Questo è un punto fermo.
Date anche una sola occhiata veloce ai circuiti nei quali siamo inseriti.
Sono qui le cose da vedere.
Chiare e senza nebbie.

*****

Dicevamo di quei post, quelli del "shhht".
Ci si arrabbiò pensando che quei titoli fossero una critica al silenzio dei "giornalisti" locali.
Magari chi si arrabbiò non è neppure giornalista.
Però almeno reagì.
Gli altri, appunto: "shhht".
A nulla poi valse il cercare di fare capire che le interpretazioni del tutto personali [su di noi], erano sbagliate, non corrispondenti allo spirito dell'azione scritta.
Fa nulla. C'è il tempo che aggiusta le cose.

Così adesso possiamo dire che avevamo ragione.
Che brutta cosa il "te l'avevo detto".
Eppure l'avevamo detto.

E' calato il silenzio sulla questione.
O meglio: qualcuno prova ancora a parlarne, ci ha provato.
Corrado Parise è riuscito a "farsi ascoltare" almeno da qualche giornalista professionalmente cosciente.
Così La Stampa aveva firmato un pezzo.
E da lì è stato di nuovo un rincorrere la citazione.
Cioè: ne avete data notizia, ma con un bel copia/incolla, scrivendone naturalmente la fonte.
Come dire: informate i fatti e non dei fatti.
Altri hanno letteralmente fatto finta di nulla.
Scegliendo non solo il silenzio, ma la pubblicazione di incensi ai rappresentati dell'Amministrazione cittadina.
Andateveli a rileggere i giornali di quei giorni.
E'stato penoso. Dire leccaculo è metafora.

Poi il Consiglio Comunale nel quale i politici di maggioranza rispondono sul caso.
Ne ha parlato La Stampa e tutti gli altri, ma tutti!
Caspita se di quello se ne deve parlare!
Riusciamo pure a leggere che Corrado Parise, presente alla serata in loggione, manda un sms: pubblicato.

Ricapitoliamo:
Un politico del PD cittadino pubblicamente in conferenze stampa e con proprie dichiarazioni scritte e a più riprese informa tutti su:

un compenso di 50.000 euro, per consulenze, dati alla moglie di un Assessore di Maggioranza per un incarico che l'Amministrazione le affida sull'emergenza cromo a Spinetta Marengo.
Ora non sta a noi valutare altro, se non che chi amministra la cosa pubblica debba rendicontare con precisione come usa i soldi del contribuente.
Il cittadino della strada vuole sapere per esempio:
  • quanto costa all'ora la consulenza di quella specialista;
  • quante sono le ore lavorate;
  • per quanto tempo;
perché sarà pure legittimo dare 50.000 euro per un lavoro affidato ad una moglie, ma è pure eticamente corretto informare su come se li sia guadagnati.
Perché è ora di finirla con gli schiaffi in faccia a chi non ha più un lavoro, non percepisce neppure la CIG, ai precari, a chi perché non arriva a fine mese se ne va alla mensa della caritas per mangiare...
E' veramente ora di piantarla con questa gestione della cosa pubblica che diventa privata e deve restare così.
Ma chi ve l'ha detto?
Quindi per prima cosa che si dica quanto richiesto: così facciamo un po' di conti e riusciamo anche a capire quanto ci costa all'ora una qualsiasi consulenza.
Il PD, sempre per comunicati di Corrado Parise, scrive che in 6 mesi il Comune di Alessandria ha speso 730 mila euro in consulenze.
E pure qui, per cortesia etica, è opportuno ci facciate conoscere i nomi dei consulenti, le ore lavorate, per quanto tempo e il percepito da ognuno.

Ma i giornali non riescono a chiedere queste cose senza avere soggezione?
E' un atto dovuto nei confronti di chi guadagna poco più di 1000 euro al mese, che sono la maggioranza della forza lavoro italiana e cittadina, e che da quei 1000 euro obbligatoriamente versano contributi per gli enti locali.
Non è legittimo chiedere come vengono adoperati i nostri soldi?

Altro punto Parise Vs Amministrazione:
Ne abbiamo letto, ripetiamo che da non addetti ai lavori ci abbiamo capito poco.
Abbiamo solo forse compreso di operazioni non sicure che metterebbero a rischio il denaro pubblico.
E ancora che magari in un primo tempo l'operazione non era del tutto trasparente.
Tutto tace dopo le dichiarazioni di Parise.
Fino al Consiglio Comunale dove le cose vengono messe a posto perché l'Amministrazione decide di legalizzare l'atto con una delibera [è giusto dire così?].
Continuiamo ad ammettere che non ci abbiamo poi capito un granché.


Si dovrebbe anche chiedere agli amministratori, non solo di questa città, di fornirei dati circa gli incarichi politici di rappresenzaza, direzione, partecipazione dei loro prescelti... e di quanto questi incarichi siano, per chi li ricopre, lavoro a tempo pieno, part time, non lavoro... se questi "nominati" hanno oltre l'incarico politico anche un impiego pubblico o privato, se ci siano o meno conflitti, tra una cosa e l'altra. Perché se è vero che il presidente del consiglio è primo ministro, imprenditore, proprietario di reti televisive e testate giornalistiche e quant'altro... questo non significa che lui sia nel giusto e che quelli che lo imitano nello strapotere abbiamo la ragione a fare quello che vogliono.
Anzi, non è giusto per lui e non lo è neppure per i suoi seguaci.

Il presidente del consiglio dovrebbe decidere una volta per tutte se vuole fare il politico o l'imprenditore dell'informazione, o altro tra le decine di cose di cui si "occupa".
Solo in Ialia il primo ministro "gode" di certo pericoloso privilegio.
Come dire: chi fa il politico, rappresenta o si occupa di cosa pubblica a tempo pieno e percepisce stipendio e/o "rimborsi spese", per l'incarico che ricopre, come può contemporaneamente occuparti in un altro lavoro nel pubblico, pure questo a tempo pieno?

A parte che non può fare tutte le due cose bene, perché dovrebbe lavorare almeno 16 ore al giorno, se non di più. Ma è etico essere sempre presenti da una parte e per esempio mai, o quasi, nell'altra?
Il ministro Brunetta che così tanto bacchetta i dipendenti pubblici comuni considerandoli "fannulloni" [li multa per i primi 10 gg di malattia anche se sono realmente ammalati, li costringe agli arresti domiciliari duri (11 ore al giorno disponibili per visita fiscale ed 1 sola, dalle 13.00 alle 14.00, a "disposizione" per andare in farmacia, dal medico, a farsi la spesa... per chi vive da solo è umiliante)], appunto, questo ministro, altrettanto doverosamente, se non di più, dovrebbe iniziare a mandare ispezioni a sorpresa ai suoi dirigenti, verificando quali di loro, per impegni politici, non siano quasi mai presenti al proprio posto di impiego pubblico e metterli di fronte alla scelta: o di qua o di là.

Eppure molte di queste cose sono sotto gli occhi di tutti.
Ma quei tutti o quasi hanno taciuto nel tempo, e tacciono.
Se ne parlano lo fanno solo sussurrando e...

Quello che era il nostro "ssssht!" ironico/sarcastico è diventato realtà.
Nessuno ci informa più sulle questioni.
Se non le capiamo è perché non ce le spiegano chiaramente.
Non usano parole tempestive e chiare.
Ma magari non lo fanno perché tutto va bene.
Significa che tutto è a posto.
Nella Norma.
Va bene così?
Le cose sono a posto e ognuno può fare quello che vuole?
Possiamo state tranquilli quindi?

******
Abbiate la bontà di dircelo.
Perché voi che vi occupare delle notizie non lo state facendo.
Non lo stanno facendo gli amministratori se non nei loro palazzi e nelle loro riunioni.

Parrebbe, ma non si garantisce parvenza che tutto sia tornato normale.
Silenzio che di casino magari se ne è fatto anche troppo.
C'è qualcuno che oltre a Corrado Parise ha voglia di alzare la testa?
Anche all'interno del suo partito. Qualcun altro verrà allo scoperto o sarà lui e solo lui a battersi per scoperchiate la pentola?
E Rifondazione Comunista? E i democratici altri?
I liberali?
I cristiani?
Perché o l'abbiamo capito, o non c'è altra via, in questa italietta nerissima e di regime... chi parla di verità viene isolato.
Anche dai suoi stessi compagni di partito.
Perché il quieto vivere di questa democrazia da quattro soldi che hanno instaurato, tutti, nessuno escluso, è basato sul silenzio assenso.
E se qualcuno parla i mezzi per farlo tacere sono tanti.
Il più usato è non veicolare quello che dice.
Poi se non basta si passa al discredito.
Fino a raggiungere la misura dello steccato.
Costruirglielo intorno e isolarlo [lo steccato].
Anche dai suoi stessi "amici" [la costruzione? La messa in opera?]
Ma perché è così difficile praticare Verità?

N.B.: poi ci sveglieremo un mattino e ci diranno che abbiamo vinto un premio al Grinzane Cavour.
Ci permetterete di rifiutarlo?
Grazie

sabato 28 marzo 2009

Roberto Saviano - Che tempo che fa - 26 marzo 2009 - prima parte

"Senta nel '93 quando mi sono pentito lui era molto giovane e io lo ringrazio per scritto Gomorra (...) Per come conosco la mentalità dei clan, Saviano tenteranno di farlo fuori quando sarà finito nel dimenticatoio, ma oggi ucciderlo, per loro sarebbe farlo santo, e mica sono scemi, succederebbe l'ira di dio..."

Roberto Saviano - Che tempo che fa - 26 marzo 2009 - seconda parte

"Signor Schiavone, la ringrazio per la stima".

Roberto Saviano - Che tempo che fa - 26 marzo 2009 - terza parte

Fermatevi qui. Avete toccato il fondo del dolore. Non ammazzate altri, figli, parenti...
Fermatevi, il sangue versato è già tutto quello che c'era da versare.