sabato 21 marzo 2009

DIALOGHI FRA I MASSIMI (D'ALEMI) SISTEMI - parte seconda




Introduzione [della fine] tra lacrime



REVISIONISMO ROSSO

In questa era di perdizione e poca nulla verità abbiamo pure dimenticato le predizioni.
Ne sapevamo quasi nulla dei profeti, allora. Figurati cosa ne possiamo conoscere adesso.
Se ce ne sono di nuovi se ne stanno ben nascosti. Lontani dal pericolo di noi umani. E, comunque,
dalla cultura devastata che rappresentiamo.
Occidente accidentato, sembra non avere più speranza questa cosa italiana.
Non è Paese, tanto meno Stato. E' territorio più facile da descrivere con negazioni.
Di positivo c’è praticamente nulla.
Italia non libera,
non accogliente,
non ridente,
non coraggiosa,
non convivente democratica,
non pacifica,
non lungimirante,
non famiglia,
non bella figura europea,
non simpatica internazionalmente,
non scioperante,
non amante dei suoi studenti,
non tutelante,
non sincera,
ladra, truffaldina, vigliacca, disonesta, mascherata,
lassa, totalitaria, razzista...
Ma questo è quasi un discorso da poeti. E i poeti più o meno riconosciuti non solo hanno le parole mute ai più. Adesso li riducono con vitalizio presidenziale. Alla fame. Preferiscono lasciarli vivi, ma che siano sopravviventi ai sopravvissuti dei quali scrivono. Coi morsi della fame e gli zuccheri bassi.
Così stanno calmi, i poeti e, per riflesso, i garanti del sonno nazionale.
Nella vigilia di questa altra primavera, nella quale siamo ancora vivi [ma lo siamo?], per l'appunto, i poeti li lasciano dimenticati; così possono scrivere e pubblicare quello che vogliono, all'incirca, ma sotto tono, a volume ridotto, se hanno la bronchite e faringite da freddo è meglio. Così i garanti di questo ordine nuovo ci fanno pure una bella figura culturale e di apertura mentale.
Ora li mandano pure al Maurizio Costanzo Show o da Bonolis “i poeti è vero ci fanno paura perché accarezzano troppo le gobbe amano l’odore delle armi odiano la fine della giornata perché i poeti aprono sempre la loro finestra anche se noi diciamo che è una finestra sbagliata” (Claudio Lolli, Ho visto anche degli zingari felici, parte 1^)
Ma i poeti, nelle altre primavere, quelle del sangue, li ammazzavano ancor prima di assassinarli. Gliela rendevano dura la parola da far riconoscere. Un processo dietro l’altro, linciaggio pubblico e privato, censura e tagli, diffamazione, scomunica, sequestro delle opere… non solo dai mastini del potere. Anche dai “compagni”. [ Cronologia degli “eventi” giudiziari ] E quel poeta ricordato come Pasolini lo ritrovarono all’Idroscalo di Ostia, sfigurato dall’auto che gli era passata sopra per aprirgli viso e torace dopo le sprangate. Beh ma in fin dei conti era un frocio, non se l’era cercata?
Fu trucidato senza poter finire del tutto “Salò e le 120 giornate di Sodoma”, che strane le coincidenze nelle vite dei profeti. In quella sceneggiatura si trattava di nuovo fascismo, di gioventù ridotta a merce e carne per i Signori neri, si vedevano tavole finemente apparecchiate con Ginori presentare pietanze di merda [letteralmente] e i commensali la dovevano mangiare controllati dalla milizia, l’avevano anche mangiata prima, ma, quella, era dei soldati padroni Sado che si eccitavano nel vedere l’atto. Ridotti come cani, portati al guinzaglio, nudi, a camminare a “quattro zampe” verso ciotole colme di boli di polenta ripieni di spilli: deglutite ora e silenzio! Con i mitra spianati in un crescendo di orrore che conduce alla tortura finale in pubblica piazza dei giovani sequestrati. Giovani come Giorgiana Masi uccisa nella piazza Navona di Cossiga.
Il film usci appena dopo 20 giorni dal suo assassinio. I guardiani della “stabilità” lo sequestrarono poco e ne ordinarono il rogo.
L’abbiamo veramente persa la memoria?
Le copie della pellicola che oggi circolano esistono perché la Legge prevedeva che ogni opera cinematografica fosse depositata nell’archivio centrale dei grandi fratelli di allora.
Una volta “estinto” Pasolini, ci misero anni a “riabilitarlo”; perché era maledetto lui e quelli altri che lavoravano con lui e rimasti soli non se lo scordarono. Lottarono per lui che non poteva più osare. E che lotta dura. Dura ancora.
Tanto che “Salò” è presente anche nel web ma non nella sua originalità. Alcune sequenze restavano e restano “invisibili”.
Se poi il poeta morto soffriva pure di vaticinio vero, allora la storia diventa più politicamente contorta.
Che possono dire oggi i mastini del potere, gli stessi di ieri, di fronte alla profezia della recessione?
E lo capiranno che non siamo di fronte all’esercito di clandestini che ci ruba il lavoro stupra le nostre figlie, ci porta la guerra e le malattie ma a movimenti di popoli che ci presentano il conto della colonizzazione passata?
L’avevano capito, letto, visto, lo sapevano di quella predizione?
Adesso se lo scoprono s’incazzano e lo vorranno morto di nuovo.
L’hanno già ammazzato.
In quella primavera.
Imbiancano e sbiancano. Buttano calce sui loro container pieni di distrazioni concentrate e ci soffiano fumo negli occhi, convinti, questi politicanti, di essere ancora detentori di qualcosa. Capacità di comunione?
Voglia di companatico?
Non credeteci.
Un antico adagio del sud Italia recita: “l’asino che mangia la pianta di fico, smette di farlo solo quando muore.”
Questi asini fanno quello che facevano.
Non possono manco essere lupi.
Perché se il lupo perde il pelo e non il vizio, loro hanno vizio [sempre quello], il pelo perso tutto, strada facendo.
Ma di chi sta parlando questo che scrive adesso?
Non si capisce: se la prende con i governanti o con la sinistra di centro? Con i “nuovi” democristiani abbronzati o con i compagni degli alberi del bosco, dei fiori semplici e composti? Con i non più fascisti che adesso vestono cravatte e oggi si sciolgono a Roma per diluirsi nella libertà di quella casa o con i rossi rosa lilla arcobaleno girotondiamo insieme?
La poesia annota solamente.
Poi prende quei moderni post-it e prova a lanciarli. Se arrivano a terra e qualcuno raccoglie allora è poesia spiegata.
Altrimenti è spietata e basta.
Che vi vada bene o meno è solo così.
Non abbiamo più tempo da perdere. “Attenzione a non svegliarci una mattina con qualche cosa da salvare, nei fori ancora aperti di un’idea”. [Claudio Lolli, Attenzione, da Disoccupate le Strade dai Sogni – tutt’oggi censurata]
E quelli dibattevano… Riabilitavano solo sulla carta, pubblicavano i simposi. Che bello! I compagni si rifacevano la faccia a colpi di revisionismo rosso. Peccato che quello che reintegravano poi non lo applicavano.
Era una azione di facciata.
Come quando nel ’78 “la Città Futura” [organo della FGCI] pubblicò con gran fragore culturale i seminari organizzati da loro insieme a Vattimo, ed altri filosofi partitici del tempo e, finalmente, ci dissero che si erano sbagliati a sinistra: Nietzsche non era un nazista, neppure aveva ispirato Hitler nella teoria del Superuomo… Mica aspettavamo che ce lo dicessero loro!
Ma ce lo dissero, anzi lo scrissero.
Si guardarono bene però di parlare del pangermanesimo kantiano o dei nazionalismi hegeliani.
Riabilitato Nietzsche, coscienza “culturale” a posto, fine del restyling, ma proprio fine.
Non è che presero quelle idee, riposizionate, e le confrontarono con le loro.
Nessun “dubito, ergo sum.”
Non cambiò assolutamente nulla.
Che religiosi maoisti!
Il Geymonat, manuale per gli Istituti Superiori, restò tale, invariatissimo. Nietzsche relegato sempre in pagine disimportanti, continuamente non necessario per l’esame di maturità.
E pesa ancora come un mattone zavorrato malamente “la distruzione della ragione” in 2 tomi di G. Lukacs. Su questo sì che si danno gli esami obbligatori nelle facoltà del pensiero che altri ti pensano, hanno pensato e penseranno per te [ma penseranno?].
Che marxisti vaticani!
A scorrere la memoria, che al poeta non è persa del tutto [il poeta=non chi scrive] lo stesso accadde con Carmelo Bene.
Dapprima considerato fascista, violento, matto, provocatore fine a se stesso, borghese [?], improponibile, fuori da questa cultura [la loro?]. Tanto che le sue “lezioni” le doveva tenere all’estero. E di nuovo: censura, denunce, cancellazioni… poco spazio alla diffusione dell’Idea Altra, al progresso; perché il dubbio e Dio ragionati per teologia vera, dove [in teologia] si danno solo domande, e non risposte:
“la stampa informa i fatti non sui fatti e la stampa mente come sempre, un panino glielo vogliamo dare al mese almeno? Sono anni che prendo a calci in culo me stesso, e così mi sono fatto fuori, sono io mia moglie! Mia moglie in clausura. Io sono per il grande Teatro in quanto non comprensibile. La vita si comprende? No! Occupiamoci della vita: basta con il sociale! Lei non può parlare con me perché io non esisto. E’ ora di cominciare a capire, a prendere confidenza con le parole, non dico con la Parola… e invece il linguaggio vi fotte, vi trafora, vi trapassa, non ve ne accorgete… voi siete dannati, ma io non vi sfido, non vi vedo!” [Carmelo Bene, uno]
“non parlo a chi mi rompe i coglioni con l’essere e con l’esserci, non voglio parlare con l’ontologia, abbasso l’ontologia, me ne strafotto; andate a parlare con Heidegger, non con me, andate a farmi un tè; io sono la mia Signora: Io sono parlato, non parlo. Io ho disappreso nei secoli, non vi auguro di disapprendere tanto! Non mi interessano i cattolici cristiani, del demonio me ne fotto. La democrazia garantisce la invivibilità della vita. Non risolve la vita. Chi sceglie la democrazia, la libertà, sceglie il deserto. La democrazia non è niente, è mera demagogia. Non si sfugge mai dalla catena di montaggio. Nella rivoluzione, nell’amore la macchina si fa sentire, ossessiva anche nell’entusiasmo. Mi sento molto vicino all’immateriale, all’inorganico. La felicità è nel differire la vita non nell’averla. Il mio contro linguaggio è barbarico, ma non sono barbaro, sono un capolavoro. L’arte deve essere incomunicabile Non posso dare appuntamenti con l’ovvio, il reale, il logico, il razionale. Non so se rendo la non idea. Il discorso non appartiene all’essere parlante: io che sto parlando per questo non sono io.” [Carmelo Bene, due]
“Il non capire non è una prerogativa degli scemi, non è il privilegio dell’idiota, è l’abbandono, essere nell’abbandono che significa smarrirsi, non essere più in casa, maledette le case, le famiglie, le mogli, i padri, i figli, lo Stato, l’anima. Facciamola finita con questa fine. Siamo sempre nel senso di colpa. Siamo sempre nella parola. Questa non è prosa. Non è neppure, grazie a Dio, quella merda detta poesia. Bisogna fare di sé stessi dei capolavori. Io ho trovato in me da molti millenni il deserto e quindi è un deserto che parla ad un altro deserto. E non più al deserto dell’Altro. Nietzsche si è meritato di impazzire, se lo è meritato, qui invece di pazzi ne abbiamo fin troppi che non se lo sono sudato, non se lo sono guadagnato e sono squallidi, mediocri, come i nostri governanti, i vostri governanti. Ma chi l’ha votato questo Stato, chi lo ha eletto? Io sono la mia S’ignora, sono s’ignorante, sono un s’ignore. Non ho quotidiano. Basta con gli scandali, basta con Gesù, non era generoso Gesù, non spendeva, non ha dilapidato quello che io ho dilapidato, aveva suo Padre, è questo il peggio! Io sono orfano. Sono venuto qui per disgustarmi, voglio vomitare! Siete cessi, cessi diceva Totò, io mi vomito sempre addosso, ve lo sto dicendo, le parole sono in libertà, qualunque tuttologia è cazzata, e qualunque problema è un falso problema, questa sera stiamo dicendo che non stasera si parla di cazzate, ma che sempre si parla soltanto di parole, cioè di cazzate.” [Carmelo Bene, tre]
Insomma: un altro Bernard Henri-Levi.
Ah, compagni, se sapeste essere anche voi un poco S’ignore di voi stessi, provare a sorridere e s’ignorarvi anche solo per un po’, dubitarvi del vostro punto d’appoggio, levarvi le ancore dal culo e salpare verso l’ignoto, ancora per voi ignoto, e smetterla con la parola cominciando a frequentare finalmente dei fatti; prendere il coraggio, anche da soli, d’essere diversi, non più con la paura di perdere la stima del Principe. Fottendosene. Della stima. Del valore.
Per una volta veramente disistimati.
Ma in mezzo a noi, persi, irriconoscibili, senza essere.
Negandovi di voi stessi e per voi stessi.
Senza poi venire a ridire con la parola, che è sconveniente sempre di più, marcia addirittura se stampata, che Carmelo Bene lo avere riabilitato.
Ma era morto finanche da vivo, e ve lo diceva, se ne fotteva anche di voi.
Che leninisti legolandiani!
La vostra parola non ci serve. Neppure la nostra serve.
Non serve la parola.
E noi/voi non serviamo. Siamo servi e basta. Agire, riconoscere i Segni, farli propri, attuarli.
A che serve oggi, a voi/noi, servi dei servi, riconoscere l’entrata di Ilona Staller in Parlamento come prosecuzione di una battaglia europea, solitaria, per il cambio di costume e della morale comune senso del pudore?
Riconoscere perché si conosceva/conosce cosa?
Che cosa dovete conoscere di nuovo se non conoscevate?
La Staller votata a sorpresa quasi più di Marco Pannella, seconda eletta, nelle liste del partito radicale. Quindi più votata di Pannella sicuramente, per il risultato non per i voti.
E voi che avete fatto?
Ci avete mandato Rutelli allora, che pontificando in sermone, avvertiva gli italiani sui presunti comportamenti che avrebbe o meno assunto l’onorevole Cicciolina dagli scranni dei morti viventi in Parlamento.
Ma che compagni di cosa?
Lei, la Staller, in Parlamento c’è stata, smentendovi [una pornostar che riesce a sbugiardare i cremlini è rivoluzionaria arte pura],
Riabilitata anche lei, ora passa sulle poltrone di Chiambretti Night e ha ancora delle cose da dire.
Vi sfuggono di mano le situazioni che voi stessi avete desiderato.
E come tutti i desideri non ve li siete saputi godere, prerogativa di ogni desiderio e di ogni compagno compassato, cioè di tutti i compagni.
Neppure avete capito l’altro pornostar eletto, quel Toni Negri, che una volta in immunità garantita, scappa e non si fa più vedere.
Vi arrabbiaste pure.
Si arrabbiarono tutti.
Voi che eravate contro gli ergastoli, le pene di morte, le patrie galere, i giudici neri, l’assenza di contraddittorio e guerrigliavate per la verità…
Lui, Toni Negri non lo avere revisionato.
Adesso però usate sdoganamento al posto di riabilitazione, perché forse avete capito che…
E non ce la facciamo veramente più.
Così in questo 21 marzo 2009, nell’inizio e non nel mezzo di questa nostra primavera senza colori, abbattuti, sconfortati, di nuovo manganellati nelle università dalle polizie dei nani più nani, sempre più dimenticati: decretiamo il vostro stato di insolvenza cronica e vi dichiariamo falliti come azienda.
Senza appello.
E preghiamo in silenzio, nei nostri deserti che non comunicano con l’altro ma solo con altri deserti preganti, chiedendo la Grazia di un nuovo e vero maggio francese.
Che vi spazzi via con gioia e letizia.


Area Urbana

Ho Visto Anke Degli Zingari Felici - LUCA CARBONI

Riprendiamola in mano, riprendiamola intera, riprendiamoci la vita, la terra, la Luna e l'abbondanza. E' vero che non ci capiamo, che non parliamo mai in due la stessa lingua. E' vero che beviamo il sangue dei nostri padri, e odiamo tutte le nostre donne e tutti i nostri amici.

martedì 17 marzo 2009

DIALOGHI FRA I MASSIMI (D'ALEMI) SISTEMI - parte prima






"Sono il figlio di una coppia diabolica: lo stalinismo e il fascismo".

E' la frase più importante nella Storia del Pensiero contemporaneo, scritta da un giovane Bernard Henri-Levi più scomodo di adesso.
Era la sua "La Barbarie dal Volto Umano", una sorta di manifesto per chi non si poteva più riconoscere nel frantume del secolo passato.
Così dirompente quel "libretto" da creare, finalmente!, scompiglio a sinistra e a destra, al centro, sopra e sotto, di lato, dovunque.
Un Omnia di Carmelo Bene concentrata in poco più di cento pagine.
Arrivava, quella pubblicazione arancione della Marsilio, nel momento peggiore di un dibattito europeo, tardi anni '70, che vedeva la sinistra dare gli ultimi colpi di coda rattoppando alla meno peggio, con biacca di infima qualità, ideali che ormai non poteva più rappresentare, lasciati scolorire su un muro pieno di scrostate e buchi, rivendicati da fantasmini che cominciavo in quegli anni a mettersi le cravatte travestendosi da governanti.
Insomma: tradimento!
Erano gli anni della RAF, Action Directe, Brigate Rosse, Prima Linea, clandestinità, cadaveri da ambo le parti.
Spuntavano come muffe allo scoperto in una sola notte.
Funghi velocissimi dopo una pur breve pioggia di merda.
Erano gli anni del "salto di qualità" del terrorismo rosso europeo: "alzare il tiro", "mirare al cuore", "colpirne uno per educarne cento", "con lo Stato borghese non si discute: lo si abbatte", "passare dall'arma della critica alla critica delle armi".
Perché la disperazione di sentirsi orfani di padri per troppo tempo, aveva generato i mostri affascinanti.
Perché i giornali in cui credevi li facevano chiudere: Metropoli, Lotta Continua, Quotidiano dei Lavoratori, Rosso...
Andavi al mattino in edicola e non trovavi l'abitudine.
Come quando proprio Lotta Continua uscì con la testata nera.
Un tonfo allo stomaco, perché allora i colori erano ancora importanti.
Il rosso non lo potevi scambiare con il rosa, il violaciocco, il porpora/lilla. Era rosso, punto e basta. [Oggi hanno inventato nuovi colorometri e il rosso più essere anche azzurro o grigio...]
Si poteva ragionare al limite sulle sfumature.
Incredibile cosa!
Lotta Continua addirittura era molto attenta a non variare neppure in minima percezione quel rosso della scritta.
Capitò un volta che quella tonalità fosse tendente leggermente al blu.
Sia chiaro: era sempre rosso, ma un rosso come dire, meno rosso, più discreto, elegante.
In redazione arrivarono a centinaia le proteste per quella disattenzione tipografica.

Poco più in là qualcuno cadeva a terra qualcuno falciato dalle "machine pistole". Restava lì sui sampietrini, abbandonato, non sapevi neppure chi fosse.
Non c'era compassione.
Talmente era l'abitudine alla morte giornaliera che diventava un semplice dato di fatto.
"Non possiamo pensare a cosa avete pensato voi della Redazione, dove eravate?, per permettere questa mattina il giornale con il rosso meno rosso, vergogna!".
Tapum! Bang! Ratattatatà!

Di che colore è il sangue?
E' rosso uguale per tutti o qualcuno ce l'ha blu?
Io ho visto del sangue quasi viola.
Forse era venoso. Perché l'arterioso è più vivo.
Coma fa ad essere più vivo il sangue di un morto?
Se è morto, pure il suo sangue lo è, non può essere rosso rosso, sarà rosso spento.

Si parlava di questo nel bel mezzo dell'orrore.

Poi, appunto, il mattino della tregenda: la testata nera!
Eh no! Inammissibile.
Figurati se si può accettare. Ma no!
Anche quello lo si viveva come tradimento. Soprattutto.
Il Nero nero al posto del rosso rosso?
Era un problema di pezzo tipografico rotto. Ci volevano 200 milioni per ritornare in rosso. Lotta Continua era in rosso e non poteva ritornare al rosso.
Ma doveva.
Così lanciò una sottoscrizione: "la testata resterà nera fino a quando non raccoglieremo i soldi necessari per rimettere a posto il macchinario che ci stampa, movimentatevi e cacciare la lira."
Furono giorni di sgomento. Addirittura non si comprava più il giornale per protesta.

Forse in quel periodo "il manifesto" aveva pure lui la testata rossa.
Ma loro erano ricchi, erano e restano (restano?) il braccio economista del PCI. E Lotta Continua non poteva accettare di essere stampata per un certo periodo da loro.
No e poi ancora no!
Restava il lutto.
I soldi non arrivavano perché i lettori dovevano spendere il superfluo in altro: canne, birre, il nuovo vinile degli Area, "le pedule", i tocchi di pakistano nero.
Appunto: cazzo! Vi fate di pakistano nero che è nero, che più nero di così non si può e ci fate la morale sul rosso che non è più rosso?
Pensate al vostro nero.
Non se lo ricorda nessuno: abbiamo tutti, o quasi tutti, perso la memoria di quel secolo.
I 200 milioni li regalò Craxi.
Personalmente.
Lui sì che ci credeva al rosso che più rosso non si poteva.
Così la testata tornò come d'abitudine.
Per poco.
La chiusero nel giro di poche uscite.

Lo diceva anche Brecht, il tempo che fu, che "davvevo viviamo in tempi bui".
"Così il tempo arrivò che eravamo ancora vivi".
Noi.
Nel bel mezzo di questa meravigliosa primavera d'allora, eccolo lì il libretto arancione.
Quella barbarie dal volto umano.
Si incazzarono tutti, a sinistra, quasi, tutti.
Quelli che non lo fecero, la maggior parte ["i tutti" erano l'intellighenzia].
Sconfessarono e confessarono.
Qualcuno si stracciò anche le vesti.
Gli altri, la maggioranza [della sinistra], non possedevano il dono della vista, e non capivano le parole; come potevano comprendere un inizio di mistero svelato?

Perché Henri-Levi questo ha fatto: ci ha dato la chiave per accedere al mistero della Rivoluzione.
Rivoluzione fuori dal marxismo/leninismo, dal fascismo, dai credo religiosi di Stato europeo/italiano/vaticano: aprire la porta della Conoscenza. Riappropriarsi della Parola, del Pensiero [libero]. Insomma ha invitato tutti i puri di cuore a fuggire dall'inganno, a riconoscere il "Principe" e capirne i suoi meccanismi, a rivendicare appartenenza a noi stessi e non al "partito" o all'idea minuscola.
Qualcuno disse trattavasi di Nuovo Umanesimo.
Altri di Illuminismo Postmoderno.
Molti gli diedero del matto, sfascista, egotico, inutile, reazionario borghese piccolo, traditore di cotanto padre (?).

Ma al filosofo vero non interessa il giudizio, neppure l'universale: non ci crede. Per fortuna è lontano dagli umani. E non gliene può fregare di meno.
Nel senso che gliene frega molto.
Ma proprio per non essere fregato, se ne fotte.

E lì nacque nostro padre.
Che era pure giovane e bello. E chi non avrebbe desiderato un padre così?
Tutti gli altri [padri] avevano abbandonato la famiglia [continuano a farlo ancora], e lui, Henri Levi, si mette in gioco.
Ci vuole figli.
Non adottati. Proprio figli suoi.
Ma si sa come vanno queste cose. Questo tipo di filosofi sono come i poeti, sfuggono al nostro amore perché non si sottomettono. Non possiamo proiettarci in loro.
Non possiamo farne i nostri amanti [seppur segreti].
Così piuttosto che scegliere, non sia mai!, è meglio disconoscerlo e fare finta di nulla.
Maledirlo. E vivere la morte.

Il Pensiero però resta. E' lì. Immutato.
Non c'è più neppure un muro a intromettersi fra noi e l'Idea.
Neppure quel Muro.
Ma noi siamo bravi a costruirne sempre di nuovi.
Adesso abbiamo anche imparato a fare inespugnabili muri di cinta.
Perché abbiamo paura pure della messa incinta.
Insomma non abbiamo voluto il padre, non possiamo neppure ammetere che figliamo!
Che figli siamo!
Ci va anche bene esserlo di puttana [figli]. Talmente masochisti clinici e cronici che accettiamo tutto dal Principe.

"Non c'è uno schema politico che non sia dato un cielo per raffigurarvi un proprio ideale", "dopo un Principe forte può regnare un Principe debole, ma dopo un Principe debole, un altro Principe debole porta lo Stato alla rovina".
"Assassini d'anime", finanche.

E, come sono abituati da tempo immemorabile, si misero a fare tavole rotonde.
A ragionar di massimi (d'alemi) sistemi senza mai farsi vedere in strada. Perché questi burocrati della svendita degli ideali erano e restano determinati: se da una parte "la società dello spettacolo" veniva pubblicata integralmente da StampaAlternativa, dall'altra [la loro altra] non c'era preoccupazione alcuna, se non parlarsi addosso.
Gli uni non capivano gli altri e viceversa.
Anche noi non capivamo e siamo cresciuti non capendoli, non vogliamo capirli.
E siamo una razza maledetta noi: troppo piccoli per avere l'imprintig del '68, adolescenti coscienti per accettare gli arsi vivi all'angelo azzurro di Torino del '78.
Noi senza modelli usuali: no Beatles, no Rolling Stones, no Pink Floyd.
Un'antropologa italiana, mia amica d'amore e da sempre, ci scrisse la tesi su noi orfani dei miti usuali.
E pubblicò.
Ma nonostante i segnali da più e ancora più parti... quelli dei massimi (d'alemi) sistemi non se ne accorsero. Non se ne accorgono.
Che differenza passa allora tra le mummie riciclate democristiane, che non si sfaciano, e loro?
Forse, ma su questo non c'è certezza, loro, quelli che non si pensano come democristiani riciclati, non usano calzino corto sotto l'abito [cfr: Indro Montanelli e i suoi consigli su come riconoscere anche dal calzino un Democristiano].
Una questione di stile?
Ma no, pure loro, e gli altri, non ne sanno di Stile. Possiedono, e lo autorivendicano solo, valori. Valori solo loro.
Lo Stile è ben altro.
Ben oltre.

E infatti, Indo Montanelli fu gambizzato e nei salotti "bene" sinistrorsi milanesi stapparono spumanti per festeggiare. Non provate a dirglielo oggi ai festeggianti di allora. Vi porterebbero dai giudici per diffamazione.
Ma questa memoria dobbiamo per forza dire che l'abbiamo persa?
Dobbiamo negare a noi stessi che quando arrivò la notizia del rapimento di Aldo Moro si accolse la cosa con entusiasmo, applausi nelle università, lezioni sospese negli molti istituti superiori causa eccitazione?
Lo si può anche dire.
Ma non sarebbe verità. Metteremmo ancora una volta in cantina pezzi di memoria.
Ma quei corpi a terra in via Fani urlavano, e lo fanno ancora, la realtà del salto di qualità orrenda.
"Assassini d'anime".
Hanno sparato centinaia di colpi a raffica, sangue rosso come il nostro, identico, che colava e s'allargava sull'asfalto, dall'auto bianca, inzuppava i lenzuoli della pietà... e neppure un solo graffio al rapito.
Chiaro a tutti che quella era stata un'azione non di un gruppo armato semplice: ma militare, precisa, chirurgica, addestrata negli anni, da tiratori scelti...
E voi dove eravate prima e prima ancora, prima ancora di Prima Linea?
A quale tavola rotonda? Comitato Centrale? Seminario?
Insomma che cosa stavate facendo?
Voi statisti come lo stesso Aldo Moro che vi voleva al governo, non vi eravate accorti di campi d'addestramento in Palestina, né dei "finanziamenti" passati, neppure di quel traffico d'armi, del coordinamento europeo al "salto di qualità dell'orrore"...
Pas possible.

Ugualmente non vi accorgevate della Falange Armata: "colpiva" solo in certi momenti storici di tensione, spariva e ricompariva puntuale quando dovevate (anche voi!) chiamare i cittadini all'unità nazionale per l'emergenza.
Prima di una votazione elettorare delicata.
Di un processo di interesse nazionale.
"La società dello Spettacolo" non conosce regole di piètas.
Così la Falange Armata riusciva a spostare l'attenzione del "pubblico" su altro. Lo distraeva.
Volevano si parlasse e si "ragionasse" d'altro altrove.
Che non si pensasse.
Come mai poi all'improvviso sparì?
Da una parte usavano le Skorpion, dall'altra le bombe.
Tant'è che si perse il lume della Ragione. E non si pensò allora che l'eutanasia attiva o meno era reato etico (lo pensate adesso però, ma che schifo di gente!).
Aldo Moro non era in stato vegetativo, non aveva SMLA, non era il povero Welby o Eluana Englaro.
Ma in quei tempi, neppure tanto lontani, lui fu condannato a morte, ancora prima che lo facessero quelle Brigate Rosse così atipiche. Era vivo, ma per voi, quasi tutti, già morto.
Ve lo fecero trovare nel bagagliaio di una Renault 4 [(rossa, chissà di che tonalità quel rosso) Era amaranto] . In via Caetani. La Renault era parcheggiata contromano, il muso rivolto verso via dei Funari. Era sotto una impalcatura metallica per i lavori di restauro della chiesa di Santa Caterina. E' una macchina vecchia, datata, piena di polvere, maltenuta, mancava anche vernice da quache parte della carrozzeria, che brutto rosso!
Il luogo dove la macchina è stata parcheggiata è simbolicamente e diabolicamente equidistante tra le sede della DC e quella del PCI: piazza del Gesù e via delle Botteghe Oscure.
E tutto questo non vi ha mai fatto capire nulla?

Voi non sapevate che proprio davanti a quel tratto di strada ci potesse essere una "sede coperta" del Servizio Segreto Civile (SISDE). Questa sede sarebbe stata uno degli appartamenti del palazzo Antici Mattei che ha uno dei suoi due ingressi al 32 di via Caetani, esattamente dove fu parcheggiata quella Renault rossa amaranto. Secondo Valter Bielli, capogruppo dei democratici di sinistra nella Commissione Stragi,: "l'esistenza di questa base del Sisde è stata dimostrata con 'buona approssimazione' da relazioni svolte da due consulenti".
Coperta o meno, appartamento del demanio intestato ad un architetto o alla figlia di chi non si sa bene più, ma lo si sa?, ci si può informare meglio qui: la Repubblica on line.
Parrebbe di no, non lo era una sede coperta.
O lo era?
Le coincidenze tra sedi e luoghi d'azione di quelle BR, durante il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, sono anche raccontate dall'ex senatore comunista Sergio Flamigni in Il covo di Stato, Kaos Edizioni: "Attraverso una serie di documenti ufficiali, Flamigni dimostra che nello stesso palazzo di via Gradoli dove si trovava la base operativa delle Br c'erano numerosi appartamenti intestati al servizio segreto civile" [La Repubblica on line, fonte cit.].

Se si prova a mettere un ordine logico, un minimo senso di comprensione, negli infiniti links che riguardano questa vicenda, si entra in una catena infinita di rimandi, ci si perde fino a non capirci più nulla. E chissà come mai i brigatisti irriducibili, e anche quelli che si dolgono con tutto il cuore, non hanno mai voluto dire la verità fino in fondo.

E se non la conoscessero quella verità?

Nel bel mezzo di quella primavera di rossi diversi, fiorita d'assassini d'anime, all'improvviso tra le pozze di sangue, nero ossidato [ma quale rosso!] apparivano madonne alle proprie madonne, Ilona Staller comparve a Carmelo Bene, lui fece apparizione direttamente alla Vergine, apparentemente bestemmiando, lei [la Staller] si manifestò in Parlamento e Toni Negri non ce la fece [a manifestarsi], scappò prima... Iniziarono i miracoli. Pasolini lo avevano già ammazzato.

Ma questi saranno argomenti della seconda parte.

lunedì 16 marzo 2009

ALESSANDRIA - GELLI E LA P2 PRESENTAZIONE LIBRO DI ALDO MOLA





lo trovi comunque più sotto

Area - Evaporazione

Abbiamo perso?
Noooo!
E chi ha segnato?
Cazzo, ero andato a farmi il caffè, lo sapevo!

l'umana nostalgia - claudio rocchi e alice

Io amo gli uomini e le donne accese, che insieme stanno uscendo dagli schemi, che sanno fare a pezzi porte chiuse, soltanto per trovarsi più vicini.
... E non siamo più capaci di sorrisi.

Intanto viaggeremo senza scampo, puntando solo a ciò che non finisce, e gireremo in lungo e in largo il Tempo, in cerca dell'abbraccio che ci unisce.

E' questo che inseguiamo dall'Inizio

Claudio Rocchi Ho girato ancora

Ho girato ancora ed ho visto te che mi hai detto
che hai cambiato città per cercar di cambiare
le storie, le strade, gli amici, il volere bucare
ed hai pianto vicino a me quella sera,
senza sapere chi fossi e nemmeno perchè
stessi lì ad ascoltare il tuo bisogno d'amore
di persona che adesso da fuori per tutti
sembra quasi normale, che lavora e guadagna
una paga per mese ma non ha un minuto
di vita reale che le riesca a spiegare
qualche scopo da avere, qualche meta da avere.
Ho girato ancora ed ho visto te che mi hai detto
che hai cambiato opinione sul fatto che insieme
noi si possa lottare per riuscire a cambiare
quasto grande fermento sgomento tormento
non è un movimento anche se in una foto
scattata un momento potrebbe sembrare
che noi tutti insieme siamo un esercito grande
che può se lo vuole riuscire a cambiare.
Ma dentro le tasche degli stessi vestiti
che tutti vestiamo, oggetti diversi ci dicon
la vera realtà che viviamo
la pistola o la lira, la siringa o la mala,
la tessera o il fumo, la chiave di ferro,
il fumetto di sesso, la Gita, il Vangelo,
la bottiglia di whisky, il pane integrale
e in un solo momento un esercito grande
diventano gruppi che guardando più in fondo
si scopron diversi, si scopron lontani,
si scopron nemici.....
Mi ricordo ancora come era all'inizio
e quanta era la vita
l'esperienza di tutti si muoveva in avanti
a cercare davvero dei modi diversi
pochi anni passati e già circola in molti
la rassegnazione, ma in molti di più, quasi tutti,
c'è solo una gran confusione, tanti dubbi su tutto
ci si chiede con chi e quale strada si vuole tentare
ch finisca l'inganno di un mondo di uguali
che sono diversi, esplodano tutte, reali che sono,
le contraddizioni, e si faccia una volta per tutte
una scelta su quel che si vuole
perchè dentro le tasche degli stessi vestiti
che tutti vestiamo, oggetti diversi ci dicon
la vera realtà che vivamo, le pistole o la lira,
la siringa o la mala, la tessera o il fumo,
la chiave di ferro, il fumetto di sesso,
la Gita, il Vangelo, la bottiglia di whisky
o il pane integrale.....

domenica 15 marzo 2009

ALESSANDRIA - GELLI E LA P2 PRESENTAZIONE LIBRO DI ALDO MOLA



Alessandria, Sabato 21 marzo alle ore 16, ex Taglieria del Pelo, Circoscrizione Europista, via Wagner 38/d, ALDO MOLA presenta il suo libro "Gelli e la P2 tra cronaca e storia, l'incontro sarà coordinato da Fabrizio Grossi, presidente del Centro Studi Pannunzio e curato da Federmanager (Associazione Nazionale Dirigenti Aziende Industriali).




Non sappiamo se il Sig. Licio Gelli sarà presente o meno all'incontro. Non viene annunciato. In diverse occasioni, non ultima quella di Pietrasanta, per la stessa presentazione del libro di Mola, lui c'era e ci sono state contestazioni che hanno accolto l'ex Venerabile della loggia P2, tanto da non permettergli di presenziare in loco e rispondere alle domande del pubblico intervenuto.

Siccome si fa presto a "rimuovere" e perdere la memoria o chi è troppo giovane non sa molto della P2 e di Gelli oppure non è informato, è auspicabile che si partecipi a questo incontro. Che si vada numerosi, non solo ad ascoltare, anche e soprattutto a chiedere, ma informati e non a digiuno. In un momento delicatissimo come come quello che sta passando il nostro Paese sia per le libertà individuali e/o collettive, per la circolazione delle idee, per la libertà di stampa e di informazione, è utile che testimoni diretti raccontino quello che sanno e non lo si ascolti da eventuali "discepoli" in sonno o meno.
Cecilia Gatto Trocchi non si stancava mai di invitare a "studiare". "Quando si va ad ascoltare qualcuno che parla di esoterismi, magie, massonerie, poteri nascosti, Storia misteriosa... Meglio andarci preparati. Altrimenti ci caschi". In pratica: non lasciargliela contare se te la stanno contando.

Ora: nessun preconcetto sull'incontro in Alessandria con Aldo Mola.
Ma andiamoci, non lasciamo che sia solo una riunione di un Club di industriali, perché sapere è potere.
Se ci informano, senza veli davanti (a proposito di strappo del velo a Maya), fuori da ogni altare, spada, graal, pavimenti a scacchi, melograni, grembiulini... allora si potrà capire perché l'Italia si sta meritando quello che ha. Lo potremo capire veramente.
Se non capiamo non possiamo neppure pensarlo il cambiamento di questo sfacelo nazionale.
Se non ci informano correttamente, ci vorrebbe anche Galli della Loggia accanto a Mola, allora i mezzi per chiedere cose specifiche li abbiamo.
A cominciare da quello che segue:



LA P2 E' VIVA E LOTTA CON NOI: non se ne sono mai andati.



"La P2 non sta tornando, bisogna presupporre che non se ne sia mai andata in realtà, è stata sempre in Italia qui e lotta sempre insieme noi. Forse sarebbe interessante capire le ragioni della preoccupazione di alcuni a proposito del ritorno di Licio Gelli in televisione al posto di Aldo Biscardi, l'evoluzione della specie è notevole, che cosa fosse la P2, perché purtroppo chi è nato dopo il ritrovamento delle liste ne ha sentito parlare, ma non ha vissuto quel clima. Le Liste della P2 furono ritrovate negli uffici di Castiglion Fibocchi del venerabile maestro Licio Gelli nel marzo del 1981 dalla guardai di finanza, mandata da due magistrati milanesi, Giuliano Turone e Gherardo Colombo.

La P2 era una loggia partita regolare del Grande Oriente d'Italia, divenuta poi border line alla fine, dopo la scoperta di quello che aveva combinato, addirittura sconfessata dal Grande Oriente d'Italia. Licio Gelli fu considerato un deviazionista rispetto alle regole: era una loggia non soltanto riservata, ma super segreta. Era un loggia "atlantica", cioè di fedelissimi dell'alleanza atlantica e quindi molto gradita agli Stati Uniti: Gelli presenziò ai festeggiamenti per l'elezione di Carter, quindi all'elezione di un presidente del Partito Democratico, era molto legato ai generali argentini e ai dittatori del Sudamerica. Ai tempi della guerra di liberazione in Italia era contemporaneamente fascista ed antifascista, naturalmente si fingeva antifascista, ma svolgeva il ruolo di doppiogiochista che poi è stato sempre il suo. La P2 non era affatto un'organizzazione eversiva nel senso che volesse rovesciare l'ordine costituito: in realtà voleva conservare l'ordine e stabilizzare l'ordine costituito.

Non a caso il PIANO DI RINASCITA, racconta Gelli, era un po' il programma politico-istituzionale stilato da Gelli e dai suoi consulenti alla fine degli anni settanta, in gran segreto. Fu consegnato al Capo dello Stato di allora, Giovanni Leone, e Gelli era intimo di molti uomini politici come Andreotti, incontrò spesso Claudio Martelli, ebbe rapporti con Bettino Craxi. Non era affatto un avversario dell'ordine costituito per rovesciarlo: era una loggia eversiva in quanto, per conservare e cristallizzare lo status quo era disposta a svuotare dall'interno la Costituzione e la democrazia italiane per trasformarle in qualcosa d'altro, in un modello di Stato autoritario moderno sempre governato dagli stessi: Democrazia Cristiana, Partito Socialista e alleati e impedire l'avvento dei comunisti.




Questo era il suo scopo: leviamoci dalla testa che volessero rovesciare lo status quo per metterci qualche militare. Assolutamente no, non ce n'era bisogno: tentavano di mantenere le cose come stavano, impedendo quel ricambio al vertice di governo che avrebbe potuto finalmente regalare anche all'Italia un'alternanza e quindi bonificare un po' l'aria fetida che si respirava negli stessi palazzi dopo 50 anni che erano occupati delle stesse persone.

Qual era il piano di RINASCITA DEMOCRATICA che oggi va così di moda perché Gelli l'altro giorno ha ripetuto quello che aveva già detto in un'intervista per il Borghese di Daniele Vimercati e poi aveva ripetuto a Concita De Gregorio in una famosa intervista di quattro anni fa a Repubblica: "Il PIANO di RINASCITA è ormai il modello seguito dal centrodestra e da una parte del centrosinistra, non c'è più bisogno di tenerlo nascosto, perché tutti dicono le stesse cose che dico io, ma lo dicono pubblicamente, mentre io ero costretto a nascondermi" a fare tutto "aumma aumma". Non è un caso se il PIANO DI RINASCITA fu trovato, credo nel 1983, per un puro caso durante una perquisizione a Fiumicino nel doppio fondo della valigia della figlia di Gelli.

Non era un documento pubblico, non circolava, non veniva annunciato e proclamato in televisione: oggi invece è stato completamente sdoganato e anzi Gelli disse che aspettava il copyright da coloro che lo stavano copiando, si chiedeva "perché a me davano del golpista mentre adesso i politici, da D'Alema a Boato, era il periodo della bicamerale, a Berlusconi ovviamente, sono dei sinceri democratici. Voglio il risarcimento dei danni e i diritti d'autore".
Il piano di RINASCITA DEMOCRATICA era appunto la trasformazione della democrazia costituzionale italiana, l'involuzione dall'interno per svuotarla mantenendo comunque le parvenze di uno stato democratico. Il Piano di Rinascita democratica lo si può tranquillamente trovare su internet. E databile intorno al 1976 ed era accompagnato da un memorandum, dice Gelli: "sullo stato della Nazione, il nostro punto di vista sull'andamento generale del Paese", ed era, ovviamente, il Paese scosso dai movimenti studenteschi, dall'ascesa del Partito Comunista.
Questa era la ragione per cui bisognava cristallizzare il sistema.




Si parlava di ritocchi alla Costituzione, ma fondamentalmente si trattava di lasciarla come tappezzeria e grattare via tutto quello che c'era dietro: i partiti politici democratici andavano sostenuti, i giornali andavano infiltrati. Si pensava di pagare alcuni giornalisti per ogni giornale per fare da punti di riferimento e diffondere le disinformazioni che la P2 voleva circolassero. In realtà poi avete visto che si può ottenere lo stesso risultato gratis, ci sono miei "colleghi" che si prestano anche senza pagarli.
La Rai TV va dimenticata, questo è molto importante; i sindacati vanno spaccati in modo da prendere la CISL e la UIL e alcuni autonomi, separarli dalla CGIL e portarlo, anche pagando il prezzo di una scissione, sulle posizioni del governo, cioè trasformandoli in sindacati gialli.
Guardate cosa succede non tanto con Alitalia quanto con il contratto del pubblico impiego e vedrete che anche da questo punto di vista Licio Gelli non può che essere molto soddisfatto.

Il governo va ristrutturato, la magistratura ricondotta alla funzione di garante della corretta applicazione delle leggi, poi vediamo cosa vuol dire, il Parlamento deve essere più efficiente.
Ma più efficiente nel senso che non rompe le palle al Governo, esattamente al contrario della funzione che hanno i parlamenti nelle democrazie e anche nelle monarchie costituzionali, cioè quello di essere il primo controllore del governo.

Politica: costituzione di un club, di natura ROTARIANA [tipo Rotary[, per l'eterogeneità dei componenti dove siano rappresentati ai migliori livelli operativi imprenditori e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati nonché pochissimi e selezionati uomini politici.

Dei CLUB, esattamente come fece Forza Italia nel 1994 quando nacque.
Dei CLUB, non delle sezioni: non un partito democratico con i congressi. Dei CLUB dove si mettano insieme, proprio in FORMA MASSONICA, persone che vengono da mondi diversi e che di solito dovrebbero stare in modi diversi perché magari gli UNI devono CONTROLLARE gli ALTRI. Li si mette tutti intorno ad un tavolo.
Naturalmente Gelli, un po' ingenuo, questo è l'aspetto più datato del Piano di Rinascita, diceva che "gli uomini che ne fanno parte devono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale".

Questo, diciamo, è stato superato. Se voi guardate Forza Italia oggi, se dovessero rispettare questi parametri si svuoterebbe il partito, il CLUB. Ma non solo Forza Italia, avete ben presente da chi è composta una bella fetta del Parlamento italiano.




Dunque nei confronti del mondo politico occorre selezionare gli uomini fedeli e quindi tira fuori dei nomi: Mancini, Mariani, Craxi per i solcialisti; Visentini e Bandiera per i repubblicani; Orlandi e Amidei per i solciademocratici; Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia per la democrazia cristiana; per i liberali due che non conosciamo Cottone e Quilleri; per la destra nazionale, una scissione favorita da ambienti piduisti e andreottiani del movimento sociale per avvicinare una parte degli ex fascisti alla DC che aveva bisogno di voti in parlamento.
Acquisire alcuni settimanali di battaglia; Berlusconi poi acquisirà addirittura la Mondadori grazie alla sentenza di un giudice comprato da Previti.
Coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un'agenzia centralizzata; coordinare molte TV via cavo con l'agenzia della stampa locale.

Queste sono proprio istruzioni per la nascita di Canale 5 che è iniziata come TV via cavo a Milano2 poi è diventata via etere, appunto Canale 5, e consorziò in un network televisioni regionali che trasmettevano in simultanea come poi fecero Italia 1, che Berlusconi comprò da Rusconi e Rete 4 che comprò da Mondadori.
Questo succedeva all'inizio degli anni Ottanta.
Indicazione di Gelli preziosissima, PROFETICA: coordinare molte TV via cavo.
Dissolvere la Rai TV in nome della libertà di antenna: vedete che di passi avanti ne sono stati fatti, ormai la Rai TV, che all'epoca era la televisione pubblica più guardata, adesso si spartisce il mercato dell'audience fifty fifty con Mediaset mentre il mercato pubblicitario è un terzo Rai e due terzi Mediaset.


Per la magistratura si pensava di procedere per gradi, non si pensava di poter fare tutto insieme. Gelli era un minimalista, era un po' troppo prudente: "qualora le circostanze permettessero di contare sull'ascesa al governo di un uomo politico o di una equipe in sintonia con lo spirito del CLUB, è chiaro che i tempi sarebbero più rapidi", scrive Gelli.
Non gli veniva nemmeno in mene che un affiliato alla P2 potesse diventare presidente del Consiglio, invece vedete che ci siamo riusciti già tre volte!
Perché Berlusconi, TESSERA P2 1816, grado apprendista muratore, è al governo per la terza volta e se non fosse stato per Odeon TV che ha portato in televisione Gelli nessuno avrebbe ricordato che Berlusconi stava nella P2.
Avevamo rimosso tutti, soprattutto la cosiddetta opposizione del Partito Democratico che di P2 proprio non parla. Non parlano neppure di conflitto di interessi, figuramoci di P2.
Meno male che c'è Odeon che porta in televisione Gelli, ed è una specie di promemoria per tutti.
Io infatti sono favorevole alla trasmissione di Licio Gelli, non capisco le polemiche: in TV vediamo molto peggio di Gelli.
Vediamo intanto molti suoi seguaci, come fra un attimo vi dirò, e soprattutto almeno lui quando va in televisione parla di cose che conosce, è persona informata sui fatti, quindi bisognerà seguirlo con attenzione.
Ordinamento giudiziario: responsabilità civile per i magistrati. Sapete che minacciare il magistrato, che nel caso in cui uno arresta una persona perché ci sono dei gravi indizi e poi quella persona per mille motivi viene assolta, se il magistrato è chiamato a pagare di tasca sua il fatto che un suo collega ha deciso diversamente da lui, e non stiamo parlando di un errore giudiziario, ma di una diversa valutazione di elementi concreti: qual è il risultato?
Che non arresteranno mai più nessuno potente. Cioè non metteranno più le mani su nessuno che poi sia in grado di far pagare loro il cosiddetto error
e, che in realtà è una diversa interpretazione di elementi assodati.
Divieto di nominare sulla stampa i magistrati, così uno li può mandare via più facilmente.
Pensate Forleo e De Magistris li hanno mandati via, ma almeno abbiamo potuto sapere che cosa era successo, chi erano, che cosa avevano fatto, quali erano i meriti in base ai quali venivano cacciati.
Invece qui vietano proprio di nominare il magistrato, in modo che li mandi via e i giornali non possono più scrivere niente. E' una proposta che ha ripreso Feltri recentemente.
Modifiche alle norme sugli accessi alla carriera: come entrano i magistrati, chi entra in magistratura? Esami psicoattitudinali preliminari. Chi li fa? Qualche incaricato del governo. La riforma Castelli prevedeva esami psicoattitudinali, quindi anche lì Gelli era stato assolutamente profeta.




Andando avanti: si chiedeva la modifica del regolamento del Parlamento per rendere più veloci le leggi volute dal governo. E' quello che chiede Berlusconi che si lamenta sempre che in Parlamento si perde tempo perché per lui discutere vuol dire perdere tempo, infatti Gelli parla di "tendenze assemblearistiche" del Parlamento che vanno bloccate. Un paio di altre regoleper la magistratura, ancora, comprese, attenzione, la responsabilità del Ministro della Giustizia nei confronti del Parlamento sull'operato delle Procure. Cioè: le Procure controllate dal Ministro che è responsabile di quello che fanno le Procure e riferisce al Parlamento cosa fanno i Pubblici Ministeri. I Pubblici Ministeri che prendono ordini dal Ministro della Giustizia, una cosa dell'altro mondo. Infatti lui (Gelli, NdR) segnava prudentemente "modifica costituzionale".
Riforma del consiglio superiore della Magistratura, anche quest'Organo deve essere responsabile nei confronti del Parlamento.
Anche il cosiddetto organo di di autogoverno dipende dal Parlamento, cioè dai partiti. E' esattamente la direzione verso la quale stiamo andando.
Infine, riforma dell'ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito della promozione dei magistrati.
I magistrati selezionati per merito: chi decide chi è meritevole per andare avanti in carriera? Ovviamente governo o Parlamento. Addirittura: esperimento di elezione dei magistrati fra gli avvocati con 25 anni di funzioni: Taormina, Pecorella, cose di questo genere.

Separazione delle carriere:
nella bicamerale si andò addirittura al di là con le bozze Boato che tanto erano piaciute a Gelli. Diciamo bozze Gelli-Boato votate da TUTTI tranne Rifondazione nel 1998 (difatti Rifondazione in Parlamento non c'è più! NdR). Si era pensato addirittura a un doppio CSM, uno per i PM e uno per i giudici, esattamente quello che propone Agelino Jolie, detto Alfano, nella futura riforma della Giustizia.
Ancora: e questo è l'aspetto più positivo del PIANO DI RINASCITA, si parlava di legislatura antimonopolio sul modello Stati Uniti. Che cosa vuol dire? Che se fosse stato approvato così com'era il Piano di Rinascita oggi Berlusconi non potrebbe essere il monopolista della televisione commerciale. Almeno un vantaggio l'avremmo ricavato. Insomma, il Piano di rinascita in quella parte era addirittura più ardimentoso e coraggioso del centrosinistra, che infatti non ha mai voluto nemmeno sfiorare i monopoli di Berlusconi, anzi glieli ha sempre custoditi con cura.
Questo per dire che Gelli era molto prudente, se confrontato con quello che si può dire e fare oggi.

Del resto non c'è soltanto Gelli in circolazione. Gelli diffonde i suoi ricatti, le sue allusioni, le sue strizzatine d'occhio... E' una notizia il fatto che faccia notizia. In questi anni abbiamo sentito dire le stesse cose che dice lui, ma se le dice qualcun altro allora va bene. Come possiamo scandalizzarci se Gelli ha un programma in una piccola televisione, mentre non ci scandalizziamo se il suo allievo prediletto è a Palazzo Chigi. E' Presidente del Consiglio. Eppre dice e fa delle cose che neppure Gelli si era mai sognato di dire e di fare. E non è dei piduisti, Gelli, l'unico in attività, bisogna valutare caso per caso, ma è interessante sapere quali sono i personaggi che facevano parte della loggia P2. Perché se uno viene a sapere chi sono, almeno si può regolare e può cercare di capire per quale motivo stanno ai posti in cui stanno.

In ordine alfabetico solo alcuni:
Silvio Berlusconi, tessera 1816, versamento quota, pagava anche l'iscrizione - 1978, primo grado apprendista (chi l'aveva presentato a Gelli? Roberto Gervaso);
Fabrizio Cicchitto, tessera 2232, domanda di iscrizione autografa, tessera
sospesa per mancanza di foto. (questo c'era scritto) - Ora Cicchitto è capogruppo del Popolo delle Libertà alla Camera e parla tutte le sere nei principali telegiornali. (Perché lui sì e Gelli no?) Era nella sinistra socialista, che quando il povero Riccardo Lombardi scoprì che uno dei suoi allievi prediletti stava nella P2 lo mise alla por
ta e lo fece piangere;
Maurizio Costanzo, tessera 1819 - era a tre posizioni di distanza dalla tessera di Berlusconi - ma lui era di terzo grado: maestro. Era il più alto in grado sotto Gelli, mentre Berlusconi era soltanto un apprendista muratore. Nell'intervista che Costanzo fece a Gelli sul Corriere della Sera: "Parla il signor P2, il fascino discreto del potere nascosto", una foto di Garibaldi, una foto di Cagliostro. Qualche giorno dopo sempre Costanzo fece un'altra intervista ad un altro piduista famoso, Silvio
Berlusconi, sempre sul Corriere della Sera che guarda caso era controllato dalla P2, tramite
gli editori Tassandin, il direttore Franco di Bella e Umberto Ortolani. Ortolani era il braccio destro di Gelli;
Donelli Massimo, tessera 2207, grado primo apprendista muratore. Donelli è molto importante oggi: è il direttore di Canale 5;
Pubblio Fiori, non è più in Parlamento quindi lo si cita alla memoria, ma anche lui stava nella P2, poi era nella DC, poi in Alleanza Nazionale, poi ha fondato una delle tante nuove Democrazie Cristiane che ci sono.
Roberto Gervaso, quello con il farfallino che vedete su Rete 4, era addirittura maestro come Costanzo ed era un reclutatore, fu lui a mettere in contatto, appunto, Berlusconi con Licio gelli;
Nella lista di Gelli c'era anche Enrico Manca, un altro socialista. Lui ha sempre negato, è riuscito addirittura a vincere una causa contro Galli della Loggi
a che l'aveva descritto come piduista, ma registriamo il fatto che nella lista c'era anche lui e oggi sta nel centrosinistra e ha un centro studi per valutare la qualità dei programmi televisivi ed era, ai tempi, presidente della Rai;
Antonio Martino, è parlamentare di Forza Italia, ex ministro della difesa ancora prima degli esteri. Antonio Martino aveva fatto domanda di iscrizione alla P2 ma non ebbe il tempo di ricevere la tessera perché nel frattempo furono trovate le liste e rimase con le mutande in mano;
Rolando Picchioni, tessera 2095, grado primo apprendista. Anche lui era deputato andreottiano, sottosegretario, poi è diventato presidente del Salone del Libro di Torino. Oggi è una delle persone più importanti della città di Torino;
Duilio Poggiolini, tessera 2247, era direttore del ministero della sanità, coinvolto in tangentopoli, uscito due anni fa dal
carcere grazie all'indulto;
Angelo Rizzoli, era l'ultimo erede della dinastia Rizzoli, la grande dinastia degli editori milanesi, che fu pure in galera per il fallimento della Rizzoli, cha passò di mano, e oggi ha una bella e avviata casa di produzione che lavora per RaiFiction;
Vittorio Emanuele di Savoia, tessera 1621;
Gustavo Selva, tessera 1814, quello che stava in Alleanza Nazionale e che l'anno scorso per andare in uno studio televisivo ha preso un'ambulanza fingendosi moribondo;
Giancarlo Elia Valori, fascicolo 0283, che fu espulso per indegnità da Licio Gelli. Un caso più unico che raro, uno ritenuto indegno di stare nella P2. Valori è stato presidente delle Autostrade, vicepresidente della SME, boiardo dell'IRI e presidente dell'unione industriali di Roma. E' un personaggio molto importante e influente, molto trasversale, molto amato sia a destra che a sinistra.
Nella lista della P2 c'erano anche 13 magistrati che furono sanzionati dal CSM ma non tutti mandati via: c
e n'è uno a Roma che si chiama Giuseppe Renato Croce che è alla Sezione delle esecuzioni immobiliari del tribunale di Roma. Qualche anno fa chiese più volte l'archiviazione per un processo che stava molto a cuore a Dell'Utri contro un giudice che stava giudicando Dell'Utri in Cassazione e aveva confermato la condanna definitiva per frode fiscale. Ache lui stava nelle liste: tessera 2071, iscrizione 1979.

In pillole questo è il quadro della P2, oggi la P2 non c'è più, restano i piduisti.
Qualcuno dirà a volte ritornano: no, direi a volte rimangono.
Quindi domandiamoci come mai negli Stati Uniti stanno per eleggere un presidente che, chiunque sia Obama o McCain, è nuovo, fino all'anno scorso ignoto alle cronache politiche, e noi stiamo nel 2008 a rimestare con i Cossiga, con la strategia della tensione, con gli andreotti marmorizzati in televisione, con i Licio Gelli imbalsamati.
Per quale mo
tivo il passato da noi non passa mai?"

Marco Travaglio - 03 novembre 2008 -

Parola passata!